Il confessore – Jo Nesbø

Autore: Jo Nesbø
Casa editrice: Einaudi
Genere: Thriller / Noir

Sinossi

Il mondo di Sonny Lofthus è crollato il giorno in cui ha trovato il padre, un poliziotto, morto suicida. Da allora la droga è diventata la sua unica compagna e, a meno di trent’anni, si ritrova rinchiuso da dodici anni nel carcere di massima sicurezza di Staten per un duplice omicidio.

Tra i detenuti, però, Sonny è molto più di un semplice carcerato: è una sorta di confessore. Tutti si confidano con lui, raccontandogli peccati, colpe e segreti. La sua esistenza sembra ormai destinata a consumarsi dietro le sbarre, finché un detenuto gli rivela una verità sconvolgente: suo padre non si è suicidato, ma è stato assassinato.

Da quel momento Sonny ritrova uno scopo. Evadere e vendicarsi di tutti coloro che hanno distrutto la sua famiglia.


Recensione

Parlare di un romanzo di Jo Nesbø significa inevitabilmente confrontarsi con il peso della serie dedicata a Harry Hole. È un paragone quasi automatico per chi ha letto tutti i suoi libri. Il confessore è un thriller di ottima fattura, ma, almeno per quanto mi riguarda, non raggiunge le vette dei migliori capitoli della saga di Hole.

L’idea di partenza è estremamente affascinante. Sonny Lofthus, giovane detenuto ormai rassegnato al proprio destino, viene visto dagli altri carcerati come una sorta di confessore, una figura capace di ascoltare le colpe degli altri senza mai giudicare. Per buona parte dell’inizio il personaggio viene quasi avvolto da un’aura misteriosa, lasciando intendere che possa possedere qualcosa di speciale. Con il proseguire della storia, però, questa suggestione si dissolve e Sonny assume i contorni di un uomo profondamente segnato dalla vita, deciso a vendicare il padre dopo aver scoperto che la sua morte non è stato un suicidio.

Come sempre, il punto di forza di Nesbø è la costruzione della trama. L’intreccio è ricco di sottotrame, personaggi ambigui, depistaggi e false piste che accompagnano il lettore fino a un finale capace di regalare un convincente colpo di scena. La scrittura è fluida, i capitoli scorrono velocemente e il ritmo rimane elevato per quasi tutta la narrazione.

Simon Kefas, il detective che segue il caso, è un protagonista interessante, ma presenta inevitabilmente alcune caratteristiche che ricordano Harry Hole: il rapporto problematico con il gioco d’azzardo, la difficoltà nel seguire gli ordini dei superiori e la tendenza a fidarsi soprattutto del proprio istinto. Non è una copia del celebre investigatore, ma le somiglianze sono evidenti e, per chi conosce bene la produzione dell’autore, difficili da ignorare.

L’aspetto che mi ha convinto meno riguarda la gestione dei punti di vista. All’interno dei capitoli Nesbø cambia spesso prospettiva e, se in alcuni casi questa scelta arricchisce la narrazione, in altri dà la sensazione di essere superflua. Alcuni POV avrebbero potuto essere eliminati senza alterare minimamente la storia, rendendo il romanzo ancora più compatto.

Anche alcuni personaggi sembrano promettere molto più di quanto poi offrano realmente. Il vice direttore del carcere, ad esempio, viene introdotto come una figura destinata ad avere un ruolo importante, salvo poi uscire progressivamente dalla scena. Lo stesso accade con il Gemello, personaggio che rimane sullo sfondo per gran parte del romanzo e viene sviluppato solo nelle fasi finali, forse con un’eccessiva fretta.

L’unica vera nota stonata, però, è rappresentata dalla relazione sentimentale che coinvolge Sonny. La proprietaria dell’ostello che ospita tossicodipendenti sviluppa un sentimento nei suoi confronti che risulta poco credibile. La donna è sul punto di sposarsi, conosce il difficile passato di Sonny come tossicodipendente e arriva persino a scoprire che è un assassino ricercato. Nonostante tutto, il rapporto tra i due evolve con una naturalezza che appare forzata e poco convincente, rappresentando probabilmente la maggiore concessione narrativa dell’intero romanzo.

Si tratta comunque di difetti che non compromettono una struttura narrativa di altissimo livello. Ancora una volta Nesbø dimostra una straordinaria capacità nel costruire intrecci complessi e nel tenere il lettore costantemente coinvolto.

Conclusioni

Il confessore è un thriller solido, intelligente e ricco di colpi di scena, capace di confermare il talento narrativo di Jo Nesbø. Pur non raggiungendo l’eccellenza della serie di Harry Hole, rimane una lettura coinvolgente, costruita con grande abilità e sostenuta da un intreccio che funziona fino all’ultima pagina.

Qualche personaggio avrebbe meritato uno sviluppo più approfondito, alcuni punti di vista potevano essere sacrificati e una sottotrama sentimentale appare poco credibile. Rimane però un romanzo che ogni appassionato di thriller dovrebbe leggere, soprattutto per la qualità della costruzione narrativa e per il finale, capace di sorprendere senza ricorrere a soluzioni artificiose.

Voto: 7/10

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