Recensione: Il Segnale – Maxime Chattam (Salani, Le Stanze)


A Mahingan Falls, una piccola cittadina del New England immersa nel silenzio e nella natura, la famiglia Spencer cerca un nuovo inizio. Olivia, volto noto della televisione, e Tom, autore teatrale in crisi, abbandonano New York per trasferirsi in una fattoria isolata insieme ai figli. Un rifugio ideale, almeno in apparenza.

Perché qualcosa, molto presto, inizia a incrinarsi.

Rumori nel buio, presenze non visibili, una sensazione costante di essere osservati. E intorno, una comunità in cui eventi inspiegabili – incidenti, scomparse, morti – sembrano seguire un disegno preciso. Quando Tom scopre vecchi quaderni nel solaio, le leggende locali smettono di essere semplici superstizioni e iniziano a prendere forma concreta, trascinando la storia in un territorio sempre più oscuro, dove il confine tra razionale e paranormale si assottiglia fino quasi a scomparire.


Recensione

Parto subito da un punto critico:
il romanzo, nonostante la qualità narrativa, è purtroppo segnato da numerosi refusi e imprecisioni formali. Caporali aperte e non chiuse, uso incoerente del corsivo per i pensieri dei personaggi e altri errori che rendono evidente un problema editoriale: difficile dire se legato alla fase di editing o alla traduzione.

Detto questo, la storia funziona.

E funziona bene, almeno per gran parte delle circa 800 pagine.

L’impianto è solido, articolato su molteplici POV che, sorprendentemente, non compromettono mai la chiarezza della trama. Anzi, contribuiscono a costruire un mosaico narrativo coerente e coinvolgente.

Il personaggio di Olivia è uno dei più riusciti: parte come figura razionale, sicura di sé, ancorata alla realtà, per poi scivolare progressivamente verso l’irrazionale. Tuttavia, questa trasformazione avviene in modo piuttosto rapido, senza una vera resistenza cognitiva che ne rafforzi la credibilità.

Tom, invece, presenta un arco meno marcato: fin dall’inizio è più aperto a ciò che sfugge alla logica, e rimane sostanzialmente coerente con questa impostazione, con un unico twist finale.

Molto ben costruiti anche i personaggi più giovani: il figlio, il nipote (che diventa figlio acquisito) e il gruppo di amici che si forma attorno a loro. La dinamica tra questi personaggi è efficace e contribuisce a sostenere la tensione narrativa, soprattutto nella parte finale, dove entrano in gioco anche la babysitter e il suo nuovo compagno, con un colpo di scena ben orchestrato.

Tra i personaggi secondari spicca Derek Cox, costruito inizialmente come archetipo dell’adolescente americano carismatico e problematico, ma capace di evolvere in modo interessante nel corso della storia.

Buona anche la resa del tenente Ethan Cobb, anche se, nonostante venga introdotto come protagonista, finisce per assumere un ruolo più da coprotagonista.

L’atmosfera è uno dei punti di forza del romanzo: cupa, tesa, fortemente evocativa. Il richiamo a Stephen King è evidente, sia nelle ambientazioni sia nella costruzione della tensione.


Il finale

Ed è proprio qui che il romanzo perde qualcosa.

Dopo una costruzione solida e coinvolgente, il finale risulta meno originale, con una sequenza di eventi a tratti poco credibile e una scena che richiama fin troppo esplicitamente immaginari già visti (con un eco che ricorda addirittura Ghostbusters).

Una chiusura che non rovina completamente l’esperienza, ma che lascia un leggero senso di occasione mancata.


Conclusione

Il Segnale è un romanzo horror ampio, ambizioso e coinvolgente, capace di tenere alta la tensione per gran parte della lettura, grazie a una buona gestione dei personaggi e a un’atmosfera riuscita.

Peccato per i numerosi refusi e per un finale meno incisivo rispetto alle premesse.

Resta comunque una lettura consigliata per chi ama l’horror di stampo classico, con forti influenze kinghiane e una narrazione corale ricca di colpi di scena.


⭐⭐⭐⭐☆

4 stelle su 5

RECENSIONE GLI OMICIDI DEI TAROCCHI

Di Barbara Baraldi


L’idea di partenza promette molto: un’indagine che intreccia razionalità investigativa ed esoterismo, un legame familiare spezzato, una città silenziosa come Trieste trasformata in teatro di paura. Sulla carta, Gli omicidi dei tarocchi sembra voler costruire un giallo suggestivo e stratificato. Nella resa finale, però, il risultato appare debole e incompiuto.


La struttura a capitoli brevissimi — due, tre pagine al massimo — dà al romanzo un ritmo che ricorda più una lettura pensata per un pubblico molto giovane che un thriller adulto. Questo spezzettamento continuo non crea tensione, ma al contrario appiattisce l’andamento narrativo e impedisce una vera immersione emotiva.


La trama, pur partendo da uno spunto interessante, si sviluppa in modo prevedibile. Già poco prima della metà del libro è facile intuire la direzione della storia e l’esito finale, con la conseguente perdita di suspense. Il mistero non cresce: si limita a procedere in linea retta, senza reali deviazioni o colpi di scena capaci di sorprendere.


Il personaggio della commissaria Emma Bellini, che dovrebbe essere il fulcro emotivo e narrativo del romanzo, non ha un arco realmente compiuto. Le sue motivazioni restano abbozzate, il conflitto interiore non viene mai davvero approfondito, e il rapporto con la sorella Maia — potenzialmente il cuore del libro — rimane più dichiarato che mostrato.


Dal punto di vista stilistico, la scrittura è corretta ma piatta. Prevale una narrazione esplicativa, con scarso uso dello show, don’t tell: molte emozioni vengono raccontate anziché fatte vivere al lettore. Il ritmo resta costante dall’inizio alla fine, senza picchi, senza accelerazioni né rallentamenti significativi. I cambi di punto di vista sono chiari e non creano confusione, ma nemmeno aggiungono profondità o tensione.


In sintesi, l’idea di fondo è valida e avrebbe potuto dare vita a un romanzo solido e disturbante. Ciò che manca è la costruzione: più coraggio narrativo, più atmosfera, più conflitto e un lavoro più incisivo sui personaggi. Gli omicidi dei tarocchi resta così un’occasione mancata: un libro che poteva essere molto di più, ma che si accontenta di restare in superficie.

RECENSIONE IL TRAGHETTATORE di William Peter Blatty

Negli Stati Uniti degli anni Novanta, Joan Freeboard è un’agente immobiliare determinata, abituata a trattare affari importanti e a non lasciarsi sfuggire occasioni rare. Quando le viene affidata la vendita di Elsewhere, una grande villa edificata negli anni Trenta su un’isola boscosa del fiume Hudson e abbandonata da tempo, capisce subito di trovarsi davanti a un potenziale colpo grosso.
C’è però un problema: la proprietà è circondata da una reputazione inquietante. Nel corso degli anni è stata teatro di omicidi e si dice che nessuno riesca a soggiornarvi senza incontrare una fine violenta.


Decisa a liberare la casa da questa fama e a dimostrarne l’innocuità, Joan organizza una permanenza forzata nella villa, coinvolgendo uno scrittore suo conoscente, una sensitiva e uno studioso di fenomeni paranormali. L’idea è semplice: restare sull’isola per alcuni giorni e dimostrare che le voci non hanno fondamento.
Ma una violenta tempesta li isola dal resto del mondo e, una volta intrappolati a Elsewhere, il gruppo si trova costretto a confrontarsi con una presenza che sembra tutt’altro che immaginaria. La tensione cresce progressivamente, fino a condurli verso una rivelazione finale oscura e disturbante.


Il romanzo parte in modo convincente, anche se alcune frasi iniziali risultano poco chiare: non è sempre facile capire se si tratti di una scelta stilistica dell’autore o di un limite della traduzione. Nel complesso, però, l’uso dello show, don’t tell è ben calibrato e contribuisce a costruire atmosfera e suspense.


Il cuore della storia si intuisce piuttosto presto e questo riduce in parte l’effetto sorpresa; l’impianto narrativo richiama infatti un noto film con Nicole Kidman, rendendo prevedibile il significato ultimo di ciò che accade. L’ambientazione della casa è uno degli elementi più riusciti: Elsewhere è descritta con grande efficacia e diventa quasi un personaggio a sé. Anche i protagonisti risultano credibili, sebbene l’arco narrativo di Joan e Dare si risolva in modo un po’ affrettato nel finale.


L’epilogo propone due colpi di scena: il primo funziona, il secondo appare invece meno convincente e lascia qualche perplessità. Nonostante questo, la scrittura resta solida, il ritmo ben gestito e la scelta di limitare i punti di vista aiuta il lettore a non perdere mai l’orientamento.


Un romanzo che funziona molto bene sul piano atmosferico e stilistico, penalizzato solo da una prevedibilità che emerge troppo presto e da un finale non del tutto equilibrato.

La mia prima recensione ufficiale – Un nuovo inizio tra letture e condivisione


Oggi nasce qualcosa di nuovo.
Dopo anni trascorsi a scrivere, pubblicare e promuovere le mie storie, ho deciso di fare un passo ulteriore: iniziare a recensire, con sincerità e passione, i libri degli altri.

Non sarà una rubrica fissa, ma ogni tanto sento il bisogno di restituire qualcosa al mondo della lettura. Perché scrivere è un atto solitario, ma leggere è un gesto di comunità.
Ed è proprio questo spirito che mi ha spinto a pubblicare la mia prima recensione ufficiale su un libro che mi è stato gentilmente inviato da Barbara Derro.
Una lettura coinvolgente, personale, che mi ha colpito per stile, atmosfere e sincerità narrativa.

Puoi guardare/leggere la recensione video su Facebook al link qui sotto:
https://www.facebook.com/share/v/17K5vbLFK2/

E anche in formato reel su Instagram:
https://www.instagram.com/reel/DQ4UibsjRyE/?igsh=ZHUxbTZxcmtueXpv

È solo l’inizio, ma sono felice di aver aperto questa nuova porta.
Se sei un autore o un’autrice e vuoi inviarmi il tuo libro per una possibile lettura e opinione, scrivimi pure in privato: valuterò con piacere!

Grazie a chi mi segue, a chi legge, e a chi – ogni giorno – tiene viva la fiamma della narrazione.

A presto con nuove storie.
Claudio


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Il Carnefice del Silenzio recensito da RecensioneLibro.it


C’è una soddisfazione silenziosa ma potente nel vedere un proprio libro recensito da chi vive e racconta la letteratura ogni giorno. Il 25 settembre 2025, RecensioneLibro.it ha pubblicato una recensione dedicata a Il Carnefice del Silenzio, terzo volume della saga de L’Archivio Blackwood.

Un’analisi puntuale, attenta ai dettagli e ricca di spunti che meritano di essere condivisi con chi ha già letto il libro… o sta per farlo.

L’ambientazione come strumento narrativo

La recensione mette subito in luce la potenza evocativa della Londra ottocentesca, sottolineando come “l’atmosfera gotica diventa parte integrante della storia”. Le strade nebbiose, le case borghesi, le ombre che si allungano tra i vicoli: ogni elemento contribuisce a costruire un mondo dove il confine tra realtà e incubo si fa sempre più sottile.

Un mistero che spinge a cercare risposte

Nel cuore della trama — scrive RecensioneLibro.it — pulsa “un mistero complesso”, dove non tutto viene spiegato apertamente, e proprio per questo il lettore viene coinvolto attivamente. Le risposte “non vengono pronunciate” con chiarezza, ma restano da interpretare, intuire, rincorrere.

La sensazione costante è quella di “voler scoprire cosa si nasconde davvero dietro i fatti”, seguendo ogni indizio lasciato tra le pagine.

Il Male che viene da dentro

Ma è nella riflessione centrale che la recensione tocca uno dei temi chiave del romanzo:

“In questa vicenda vibra il male, quello altamente pericoloso, perché proviene dall’interno.”

Non un male visibile o facile da sconfiggere, ma qualcosa che corrode, che si annida, che diventa parte di chi guarda. Un male che contagia e confonde. È questo il nemico che Edgar Blackwood affronta, anche — e soprattutto — dentro se stesso.


Leggi l’articolo completo su RecensioneLibro.it:
Il Carnefice del Silenzio – La recensione


Entra nell’Archivio Blackwood

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Recensione de Il Vangelo delle Ombre RecensioneLibro.it

Una nuova recensione per Il Vangelo delle Ombre
Siamo felici di condividere con voi la seconda recensione ufficiale pubblicata su RecensioneLibro.it, che conferma il successo di un romanzo gotico sempre più apprezzato anche dalla critica.

“Un libro che porta il lettore a riflettere e a lasciarsi andare all’introspezione, accompagnato in questa immersione da un protagonista enigmatico e affascinante come Edgar Blackwood.”

Un viaggio tra simboli nascosti, orrore, e memoria.
Un’indagine che scava nell’anima oltre che nel crimine.
Un’opera che — come scrive la redazione — “colpisce per l’originalità e per l’uso evocativo della parola”.

Grazie a RecensioneLibro.it per aver colto l’anima più profonda della saga.
Continuate a seguirci… Le Ombre non sono ancora svanite.

Leggi la recensione completa:

È online l’intervista ufficiale su RecensioneLibro.it

Sono felice di annunciare che è disponibile online l’intervista completa pubblicata da RecensioneLibro.it, in cui ho avuto il piacere di raccontare qualcosa in più su me stesso, sulle mie fonti di ispirazione e sul mondo oscuro dell’Archivio Blackwood.

In questa intervista si parla di:

Come è nato Le Ombre di Whitechapel – Il segreto del sangue immortale

L’evoluzione verso Il Vangelo delle Ombre

I temi che più mi stanno a cuore: l’indagine sull’ignoto, la Londra vittoriana e la fragilità dell’animo umano

Un assaggio di ciò che ci aspetta nel terzo volume, Il Carnefice del Silenzio

Un ringraziamento sincero alla redazione di RecensioneLibro.it per l’interesse e lo spazio dedicato.

Puoi leggere l’intervista completa qui:
https://www.recensionelibro.it/intervista-scrittore-claudio-bertolotti/

Nuova recensione per Le Ombre di Whitechapel

Le Ombre di Whitechapel continua il suo viaggio tra i lettori e gli appassionati di narrativa gotica.
Il sito RecensioneLibro.it ha pubblicato una nuova analisi del romanzo, definendolo un’opera in grado di “conquistare chi ama l’intreccio di storia, mistero e ombre.”

Nel pezzo si sottolinea lo stile avvolgente e l’ambientazione inquietante, con un apprezzamento particolare per l’equilibrio tra realtà storica e tensione narrativa. Un passaggio della recensione recita:

Claudio Bertolotti mostra di conoscere a fondo le atmosfere della Londra vittoriana, ricreando uno scenario dove la paura è costante e i protagonisti sono chiamati a confrontarsi con un Male che non ha tempo.”

Per chi volesse leggere l’articolo completo, ecco il link diretto: https://www.recensionelibro.it/le-ombre-di-whitechapel-claudio-bertolotti/

A breve sarà online anche l’intervista ufficiale all’autore: un’occasione per scoprire retroscena, ispirazioni e ciò che ha dato origine all’Archivio Blackwood.