
Storie per chi crede di aver spento la luce.
C’è un’età in cui il buio non è ancora un’astrazione. È una cosa che si muove sotto il letto, che respira dietro l’anta socchiusa dell’armadio, che ha un peso preciso quando si appoggia sul petto la notte. Piccoli Incubi nasce lì, in quella soglia.
Non è l’Ottocento nebbioso dell’Archivio Blackwood. Qui le strade hanno i nomi di oggi, le case hanno l’odore familiare della cena e dei termosifoni, e proprio per questo l’orrore fa più male: arriva da dentro il quotidiano, da una porta che non dovrebbe esserci, da un disegno che mostra una stanza in più.
I protagonisti sono ragazzini come tanti. Non hanno poteri, non hanno armi, non hanno adulti che credano loro. Hanno solo la testa per ragionare e i piedi per correre, e a volte nemmeno quelli bastano. Ogni volume è un incubo che si chiude in sé, autonomo, da leggere tutto d’un fiato con il fiato corto.
Per chi è
Piccoli Incubi è horror pensato per lettori giovani che non vogliono essere trattati da bambini. Paura vera, tensione che stringe lo stomaco, brividi che restano dopo l’ultima pagina, ma senza compiacimento nel sangue. La porta cigola, le mani sudano, il cuore batte fino in gola, e questo basta.
Per chi legge al buio con la torcia. Per chi poi non vuole spegnere la luce.
Il primo volume in arrivo
LA STANZA CHE NON ERA SUL DISEGNO
Piccoli Incubi · Volume I
C’è una planimetria della casa, dimenticata in un cassetto. Le pareti combaciano, le misure tornano, ogni ambiente è al suo posto. Tutti tranne uno. In fondo al corridoio, dove il disegno mostra solo muro, una porta filtra una lama di luce calda. Nessuno l’ha aperta. Nessuno ricorda di averla mai vista.
Eppure adesso è socchiusa.
In uscita a breve. Iscriviti per essere tra i primi a varcare la soglia.

Resta nell’ombra
Vuoi sapere quando si apre la porta?
📌 Seguimi su Facebook e Instagram per le anteprime e i conti alla rovescia