Non so bene quando ho cominciato a scriverlo. Forse la notte in cui ho sognato una cripta senza ingresso, sepolta sotto una città che nessuna mappa osa disegnare. O forse è stato quando ho letto, su un vecchio quaderno ingiallito, i nomi dei bambini che nessuno ricordava di aver mai battezzato.
C’è qualcosa di diverso, questa volta. Non un semplice caso. Non una reliquia. Ma una fame.
Una fame che attraversa i secoli, che muta forma e indossa abiti nuovi, ma resta sempre lì. Pronta a nutrirsi del bisogno umano più antico: credere in qualcosa. Qualcosa di più grande, di più puro. Di più terribile.
Un nuovo capitolo dell’Archivio Blackwood sta per essere scritto.
Le carte sono già state messe sul tavolo. Gli occhi di Edgar Blackwood hanno già letto troppo. E chi gli cammina accanto – vivo o morto che sia – sa che questa volta nessuno sarà risparmiato.
Le domande non riguardano più solo l’assassino. Ora riguardano ciò che stiamo invocando da generazioni, senza nemmeno saperlo.
Preparatevi. Un nuovo caso. Un nuovo abisso. E questa volta… l’Archivio potrebbe non riuscire a chiuderlo.
Dopo la nuova saga per ragazzi (In Lavorazione)… un nuovo libro gotico in arrivo
C’è un tempo per i giuramenti. Un tempo per i misteri. E poi, c’è un tempo per tornare indietro.
Nelle ultime settimane ho lavorato (e sto lavorando ancora adesso) con passione a una nuova saga destinata a un pubblico diverso: un viaggio iniziatico, magico e oscuro, pensato per lettori più giovani… ma che non rinuncia alle atmosfere cupe che mi accompagnano da sempre. Un nuovo mondo è pronto a mostrarsi.
Ma non abbiate timore: L’Archivio Blackwood non è chiuso.
Anzi. Le sue stanze più antiche si stanno aprendo. Quelle che nessuno ha mai osato esplorare.
Dopo l’uscita del nuovo romanzo dedicato ai più giovani, torneremo là dove tutto ha avuto inizio. Ho già creato scaletta e storia di un nuovo volume della saga Archivio Blackwood: un prequel che ci porterà molto indietro nel tempo, quando Edgar Blackwood era diverso. Più giovane. Più impulsivo. Meno disilluso. E forse… più umano.
Ma c’è di più. Nel buio che ci attende, una figura familiare tornerà a camminare accanto a lui. Qualcuno che non avete dimenticato. Qualcuno che, forse, non ha mai davvero lasciato l’Archivio.
Non posso dirvi altro. Solo questo: preparatevi a scoprire le origini. Il primo caso. L’orrore che ha cambiato tutto. E la promessa che ancora oggi, nell’ombra, non è stata spezzata.
Rimanete connessi. Il prossimo varco si aprirà prima di quanto immaginiate.
Il Carnefice del Silenzio
Il nuovo romanzo gotico della saga Archivio Blackwood Di Claudio Bertolotti
Non un eroe, non un antagonista. Eppure la sua sola presenza basta a far cambiare temperatura alla scena. Quando compare, il silenzio si fa più denso, le parole si pesano una ad una, come se l’aria stessa aspettasse il suo giudizio. L’Arcidiacono Cornelius Mallory è una delle figure più affilate e ambigue del nuovo romanzo Il Carnefice del Silenzio. La sua autorità non ha bisogno di alzare la voce. La sua forza non viene dalla violenza, ma da qualcosa di più tagliente: la fede cieca nella disciplina ecclesiastica.
Appartiene a un’epoca che non vuole più mostrarsi, eppure ne incarna ogni fibra. Cammina nei luoghi del sacro con passo misurato, non per cercare la verità, ma per contenere le crepe che si aprono nei muri della Chiesa.
Mallory non è lì per aiutare
Non è un investigatore, né un occultista. Non ha simpatia per le ombre, ma ha imparato a conviverci. In certi momenti, sembra quasi che conosca il pericolo meglio di quanto voglia ammettere. Quando parla di certi testi, di certi simboli, non lo fa con stupore, ma con rassegnazione.
C’è qualcosa in lui che sa più di quanto dice, ma che non dirà mai. Perché alcune verità – secondo lui – devono restare sepolte.
Il suo silenzio è una scelta
Nel mondo gotico e spietato dell’Archivio Blackwood, Mallory rappresenta la soglia oltre la quale il sacro si contamina. Non crede nei demoni, ma sa che il Male può indossare abiti liturgici. E allora interviene. Non per fermarlo, ma per evitare che se ne parli.
È un guardiano, ma delle apparenze. Eppure, nel corso del romanzo, la sua presenza lascia intuire che, sotto la tonaca inamidata, c’è molto più che burocrazia e dogmi. C’è un conflitto antico, forse mai vinto.
❝ Un uomo fatto d’inchiostro e omertà ❞
Mallory è un personaggio che divide. Non è facile amarlo, ma è impossibile ignorarlo. Nei suoi sguardi, nella rigidità dei suoi gesti, c’è qualcosa di profondamente umano: la paura di ciò che non si può controllare. E forse anche un passato che preferirebbe dimenticare.
Nel suo modo di pronunciare certe parole – “misericordia“, “blasfemia“, “dovere” – si avverte una stanchezza millenaria, come se portasse sulle spalle il peso non della fede, ma della sua corruzione.
Perché Mallory è importante?
Perché rappresenta quella parte del mondo che preferisce tacere, anche davanti all’orrore. Che sceglie l’ordine, anche quando il prezzo è l’oblio. Nel microcosmo de Il Carnefice del Silenzio, ogni personaggio combatte con il proprio ruolo. Mallory combatte per mantenerlo intatto, anche quando il suono della verità comincia a farsi sentire.
E quando accade, lo scontro con Edgar Blackwood diventa inevitabile. Non un duello fisico. Ma una guerra tra modi opposti di intendere la giustizia.
Perché nel mondo dell’Archivio Blackwood, il silenzio non è mai solo assenza di voce. A volte è una scelta. A volte una prigione. E Mallory ne è il custode.
Nel cuore dei racconti dell’Archivio Blackwood si nascondono simboli, rituali e riferimenti oscuri che affondano le radici in documenti reali. Ma quanto c’è di vero nei testi inquisitoriali, nei grimori citati, nei rituali descritti nelle pagine di Il Vangelo delle Ombre o Le Ombre di Whitechapel?
La risposta è disturbante: più di quanto si pensi.
I manuali dell’Inquisizione
Molti dialoghi tra Blackwood e padre Quinn sono ispirati direttamente al Malleus Maleficarum, al Directorium Inquisitorum e ai processi originali della Santa Inquisizione. Nei miei appunti ho spesso consultato testi latini che elencano formule per riconoscere i “posseduti“, interrogatori sui “segni del demonio“, e perfino modalità rituali per “chiudere i varchi“. Alcune frasi presenti nei romanzi sono citazioni quasi letterali, tradotte per essere comprese nel racconto.
I riti (non sempre) inventati
Non tutti i rituali descritti sono frutto di fantasia. Alcuni provengono da testi come il Clavicula Salomonis o il Lemegeton, usati realmente da alchimisti e occultisti tra Medioevo e Ottocento. Altri sono mescolanze, rielaborati per dare coerenza alla narrazione gotica.
La paura del corpo, il mistero dell’anima
L’orroredell’epoca non era solo nella superstizione, ma anche nella scienzaprimitiva. Molte possessioni erano in realtà crisi epilettiche, isteria o traumi psichici. Ma l’Inquisizione, e gran parte della popolazione, vi vedeva la mano del diavolo. Nei miei romanzi ho cercato di mantenere questa ambiguità: non tutto è spiegabile, ma nulla è puramente fantastico.
Perché usare fonti reali?
Perché la paura più potente nasce dal dubbio. Se leggendo un rituale ti chiedi: “E se fosse esistito davvero?”, allora l’immaginazione è già in trappola. E Blackwood sa bene che il confine tra realtà e incubo è sottile come un filo di cera sciolta.
Nel cuore più oscuro dell’Europa ottocentesca, là dove le ombre della religione si intrecciano con le viscere della giustizia terrena, esistevano figure ambigue e disturbanti: uomini che erano al tempo stesso carnefici e custodi del sacro. Il boia, archetipo di morte e silenzio, veniva talvolta assimilato a un sacerdote di un culto perduto, nascosto tra le pieghe del dogma cristiano e le superstizioni rurali.
Questa sinistra sovrapposizione non è solo simbolica. Nei registri dimenticati delle prigioni e nei racconti sussurrati tra i vicoli londinesi, si parlava di confraternite silenziose,gruppiclandestini che officiavano le esecuzioni come riti iniziatici. Il condannato non era solo un colpevole, ma un’offerta. Il patibolo diventava altare. La corda, sacra reliquia. E il boia, vestito di scuro, taceva: perché ogni parola poteva rompere l’incanto.
Molti di questi uomini vivevano isolati, in case ai margini della città, circondati da simboli apotropaici, croci rovesciate,monili in osso umano. Alcuni avevano tatuaggi con scritte in latino arcaico. In certe notti d’inverno, si raccontava che pregassero ad alta voce, da soli, nel dialetto di chissà quale ordine monastico dimenticato.
Una delle testimonianze più inquietanti proviene da un documento riservato del 1842, rinvenuto nell’archivio della Workhouse di Bethnal Green. In esso, un certo “S.H.”, condannato a morte per omicidio rituale, racconta che il boia gli avrebbe detto, sottovoce: “oggi diventi silenzio puro“. Una frase che ritorna, identica, in almeno altri tre resoconti anonimi.
Alcuni storici marginali, spesso tacciati di follia, hanno ipotizzato che esistesse una linea segreta che collegava questi giustizieri, tramandata per secoli. Un lignaggio. Una confraternita del silenzio. Con rituali, simboli, giuramenti. Si dice che uno di loro, prima di essere trovato impiccato nella sua stessa botola, avesse inciso sul muro: “In caede silentium est“.
Nel mondo dell’Archivio Blackwood, questa teoria prende forma e carne. Il Carnefice del Silenzio non è solo un assassino. È il discendente di un culto antichissimo, uno dei pochi sopravvissuti. La sua missione non è uccidere: è zittire. Uccidere è solo un mezzo.
Chi ha letto Le Ombre di Whitechapel e Il Vangelo delle Ombre lo sa: Edgar Blackwood non è un investigatore come gli altri. L’oscurità che lo circonda cresce di volume in volume, ma anche la profondità della sua umanità e il peso delle scelte che è costretto ad affrontare. In questo articolo ripercorriamo brevemente l’ordine dei romanzi, la continuità narrativa e ciò che ci attende nel prossimo capitolo dell’Archivio Blackwood.
Ordine di lettura della saga
1. Le Ombre di Whitechapel – Il segreto del sangue immortale Il primo caso che ha reso noto il nome di Edgar Blackwood. Un’indagine che lo vede coinvolto insieme al dottor Watson, sullo sfondo della Londra del 1888, tra società segrete, papiri maledetti e un nome che non si dimentica: Dracula.
2. Il Vangelo delle Ombre Dopo la morte di Declan O’Connor, un nuovo terrore affiora dalle tenebre. Blackwood affronta possessioni e rituali proibiti. A fianco dell’ispettore, due nuove presenze: padre Marcus Quinn e il sergente Elias Monroe.
3. Il Carnefice del Silenzio (in fase di scrittura) La terza indagine si sposta tra monasteri abbandonati, archivi ecclesiastici e riti antichi. Il confine tra crimine e sacro viene violato da un assassino che sembra agire sotto il segno di una fede corrotta. Un romanzo più lungo, oscuro e stratificato, in cui il Male si nasconde dietro simboli dimenticati.
Cosa ci attende dopo?
Il quarto volume sarà un salto indietro. Una discesa alle origini dell’Archivio Blackwood, al primo caso affrontato da Edgar prima delle vicende di Whitechapel. Un’indagine ambientata anni prima, in un’epoca in cui Blackwood era ancora più istintivo, più aperto… ma già destinato a essere cambiato per sempre.
Il titolo provvisorio è: “La Muta dei Santi – L’origine”
Una setta. Bambini scomparsi. Una fede deformata e antica che torna a reclamare sangue. E una torre silenziosa che nessuno vuole nominare.
Segui il blog e i profili social per scoprire, passo dopo passo, gli indizi lasciati dall’Archivio.
La città dorme. Ma l’Archivio si è appena risvegliato.
Il nuovo capitolo della saga, Il Carnefice del Silenzio (ancora in produzione), si apre nel cuore dell’inverno. Sono le 4:17 del mattino, e una figura cammina solitaria tra le nebbie di Limehouse. C’è qualcosa che l’attende. Non un delitto… ma un ritorno.
Ecco le prime righe del Prologo:
Prologo – Il Carnefice del Silenzio
Londra, 2 gennaio 1889 – ore 4:17 del mattino
La nebbia fitta su Limehouse rendeva ogni lampione un alone lattiginoso. Il gelo non si limitava a pungere la pelle: sembrava infilarsi nelle ossa, come un presagio. Nessun suono, se non il ticchettio regolare dei passi sul selciato umido. Blackwood non aveva dormito. La lettera lo aspettava sulla scrivania da ore, ma solo ora aveva trovato il coraggio di aprirla.
Un nuovo mistero si insinua nei vicoli di Londra. E questa volta, il silenzio uccide.
Il filo oscuro che unisce due capitoli dell’Archivio Blackwood
Quando si chiude il Vangelo delle Ombre, non termina l’oscurità. Cambia forma. Cambia volto. Ma resta.
Il nuovo volume in lavorazione, Il Carneficedel Silenzio, raccoglie l’eredità simbolica e narrativa lasciata dal secondo libro della saga e ne trasforma la tensione in qualcosa di più antico, più sommesso, e per questo ancora più inquietante.
Dove il Vangelo affondava nelle pieghe del fanatismo e del male travestito da redenzione, Il Carnefice del Silenzio porterà Edgar Blackwood a confrontarsi con un’oscurità muta, stratificata nel tempo. Un’indagine che parte dal vuoto, da ciò che non viene detto, da ciò che è stato registrato ma poi dimenticato: tra orfanotrofi chiusi da anni, archivi ecclesiastici sigillati, antichi salmi spezzati e simboli che parlano a chi sa ancora leggere l’incubo.
Non si tratta solo di un nuovo caso. Si tratta di un passaggio. Di un’ulteriore discesa. Perché il vero silenzio non è l’assenza di suono, ma l’incapacità di gridare, anche quando si muore.
E Blackwood, logorato ma lucido, capirà presto che il suo nemico più insidioso non è quello che uccide… Ma quello che lascia vivere, in silenzio.
Il Carnefice del Silenzio – in uscita nel 2025 Segui il sito e @archivio_blackwood per nuove anticipazioni, immagini gotiche, estratti e materiali esclusivi.
Ci siamo quasi. Tra pochi giorni sarà disponibile il primo volume della raccolta I Dossier dell’Archivio Blackwood, con il titolo L’archivio Blackwood Volume I “Le Origini” – in due formati distinti, pensati per rispondere alle diverse esigenze dei lettori.
La prima versione, pensata come edizione da collezione, sarà disponibile in copertina rigida illustrata a colori: una stampa di alta qualità, con grafica atmosferica gotica e contenuti completi, pensata per chi desidera un oggetto prezioso da custodire.
Ma proprio per la natura di questa edizione – con stampa a colori e copertina rigida – il costo di produzione è piuttosto elevato. E proprio per questo, ho deciso di affiancare anche una versione in brossura: più leggera, stampata in bianco e nero, ma con gli stessi contenuti narrativi.
Una scelta pensata per chi desidera leggere il libro senza sostenere un prezzo troppo alto, mantenendo comunque intatta la forza della storia.
Cosa troverete in questo primo volume?
Due indagini complete, ambientate nella Londra del 1888. Due dossier tratti dall’archivio segreto dell’ispettore Edgar Blackwood, in cui la logica si scontra con l’inspiegabile, e il confine tra scienza e incubo si fa sottile. Senza spoiler, posso solo dirvi che questo è l’inizio. Un inizio oscuro, denso, e – spero – coinvolgente.
Una piccola anticipazione del nuovo volume, ancora in produzione.
Gennaio 1889. Londra è immersa nel gelo. La neve cade tra i vicoli anneriti di Limehouse, e i rintocchi delle campane sembrano giungere ovattati, come provenienti da un mondo sepolto. Ma non è il freddo a far tremare chi vive nell’ombra. È qualcos’altro. Qualcosa che non ha nome.
Con Il Carnefice del Silenzio, Edgar Blackwood torna a confrontarsi con un nuovo, terribile enigma. Non si tratta di fantasmi. Né di vampiri. Questa volta, l’orrore indossa una maschera diversa: quella dell’antico, del rimosso, del non detto.
In questo terzo volume, l’indagine si fa più cupa, più personale, più radicata nella terra e nel peccato. Il Male non arriva da fuori. Nasce da dentro. Dalle parole che non si pronunciano. Dai silenzi che pesano come lapidi.
Luoghi dimenticati, domande senza risposta
Tra monasteri abbandonati, archivi ecclesiastici chiusi al pubblico e stanze in cui nessuno osa entrare da anni, Blackwood dovrà seguire una scia di simboli, parole spezzate e segreti. Ogni passo lo condurrà più vicino a una verità che forse non vuole conoscere.
Eppure, lui lo sa: è solo nel cuore del silenzio che si può sentire la voce del carnefice.
Un nuovo capitolo nell’Archivio Blackwood
Con questo romanzo, la saga entra in una fase più oscura, più interiore. Non cambia solo l’ambientazione. Cambia lo sguardo. Cambia Blackwood. Ciò che lo attende non è solo un nuovo caso. È un abisso.