Scrivere un saggio come quello dedicato a Ed Gein non nasce dal desiderio di scioccare, né da una fascinazione morbosa per il crimine. Nasce da una necessità più profonda e, se vogliamo, più scomoda: capire.
Il saggio criminologico o psicologico non è narrativa d’evasione. È un atto di osservazione. Serve a mettere ordine dove l’istinto direbbe di distogliere lo sguardo.
1. Perché il male non è un mostro, è un processo
Il primo motivo per cui si scrive un saggio su un killer è smontare la favola del “mostro”.
Il mostro rassicura: è altro da noi.
La realtà, invece, è che il male nasce quasi sempre da processi lenti, ambienti chiusi, traumi normalizzati, assenze protratte nel tempo.
Un saggio serve a mostrare come si arriva a certi esiti, non solo quali siano stati.
2. Perché la cronaca non basta
La cronaca racconta i fatti.
Il saggio li attraversa.
Date, vittime, modalità sono solo la superficie. Sotto ci sono:
- dinamiche familiari
- isolamento sociale
- fallimenti istituzionali
- distorsioni cognitive
- meccanismi di rimozione collettiva
Scrivere un saggio significa andare oltre il titolo, restituendo complessità a ciò che viene spesso ridotto a sensazionalismo.
3. Perché studiare non significa giustificare
Uno degli equivoci più diffusi è questo: capire equivale a giustificare.
È falso.
Capire significa prevenire, riconoscere segnali, evitare semplificazioni pericolose.
Un saggio serio non assolve.
Analizza. Contestualizza. Espone.
Ed è proprio questa distanza critica che distingue un lavoro di studio da un prodotto di consumo.
4. Perché il saggio è anche uno specchio sociale
Ogni caso criminale estremo parla tanto dell’individuo quanto del contesto che lo ha circondato.
Scrivere un saggio significa chiedersi:
- chi non ha visto?
- chi ha taciuto?
- cosa è stato normalizzato troppo a lungo?
In questo senso, il saggio non riguarda solo lui.
Riguarda noi.
5. Perché il saggio restituisce dignità alle domande
La narrativa spesso offre risposte.
Il saggio offre domande migliori.
E in un’epoca di spiegazioni rapide, slogan e diagnosi istantanee, prendersi il tempo di studiare un caso in profondità è quasi un gesto controcorrente. Necessario. Anche scomodo.
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