Devianza affettiva, bisogno di possesso, costruzione di un mondo alternativo
Quando si parla di serial killer, l’immaginario collettivo tende a ridurre tutto a un’unica spiegazione: l’odio. Rabbia, violenza repressa, desiderio di distruggere. È una semplificazione comprensibile, ma spesso falsa.
Molti assassini seriali non agiscono mossi da odio diretto verso la vittima. In diversi casi, l’emozione dominante non è la rabbia, bensì qualcosa di più disturbante e difficile da accettare: un bisogno affettivo deviato, un desiderio di possesso assoluto, la costruzione di un mondo alternativo in cui la vittima smette di essere una persona e diventa una funzione.
Devianza affettiva: quando il legame è distorto
La devianza affettiva non nasce dal rifiuto dell’altro, ma dall’incapacità di relazionarsi in modo sano.
Non c’è empatia autentica, ma appropriazione. L’altro non viene riconosciuto come individuo autonomo, bensì come oggetto necessario a colmare un vuoto interno.
In questi casi, l’atto violento non è uno sfogo emotivo, ma un tentativo malato di stabilizzare una relazione che, nella mente del soggetto, non può esistere nella realtà.
Il bisogno di possesso totale
Alcuni killer non vogliono ferire per punire, ma possedere per sempre.
Il controllo assoluto elimina il rischio dell’abbandono, del rifiuto, del cambiamento. La vittima non può più andarsene, non può contraddire, non può deludere.
Il crimine diventa così una forma estrema di “relazione congelata”, in cui l’altro è immobilizzato nel ruolo che il soggetto ha deciso per lui.
Costruire un mondo alternativo
Quando la realtà non è tollerabile, alcuni individui devianti non la affrontano: la riscrivono.
Creano un universo parallelo fatto di regole proprie, simboli, rituali, oggetti. In questo spazio mentale, la violenza non è percepita come tale, ma come atto necessario, coerente, persino “logico”.
È qui che il confine tra fantasia e realtà si spezza definitivamente. L’omicidio non è più visto come distruzione, ma come parte di una narrazione interna che solo il soggetto comprende.
Oltre la rabbia: capire senza giustificare
Dire che non tutti uccidono per odio non significa assolvere.
Significa rifiutare spiegazioni comode e superficiali, e riconoscere che alcune forme di male nascono non dall’esplosione emotiva, ma da una assenza profonda di relazioni sane, da un’identità fragile che cerca di reggersi sul controllo totale dell’altro.
Comprendere queste dinamiche non serve a rendere il crimine meno grave, ma a leggere il male per ciò che è davvero, senza maschere.
Approfondimento consigliato – Ed Gein
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