Ogni anno, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, una figura antica torna a bussare all’immaginario collettivo: la Befana. Vecchia, curva, con una scopa e un sacco pieno di doni, o di carbone. Una presenza che sembra innocua, quasi fiabesca. Ma come spesso accade, la sua origine è molto più antica, stratificata e oscura di quanto raccontino le filastrocche.
La Befana non nasce come personaggio per bambini. Nasce come simbolo.
Le radici pagane: la fine dell’anno agricolo
Il culto della Befana affonda le sue radici nell’Italia precristiana, in particolare nei riti agricoli legati alla fine dell’anno solare. Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, le civiltà contadine celebravano la morte simbolica dell’anno vecchio e l’attesa della rinascita.
La figura femminile anziana rappresentava:
- l’anno che muore,
- la terra sfruttata e ormai sterile,
- il ciclo che si chiude.
Non era una strega, ma una dea decaduta, una personificazione del tempo che passa. La scopa non serviva per volare: serviva a spazzare via il vecchio, per permettere al nuovo di arrivare.
Il legame con l’Epifania cristiana
Con l’arrivo del Cristianesimo, questi culti non vengono cancellati, ma assorbiti. La Chiesa sovrappone alla festa pagana quella dell’Epifania, la manifestazione di Cristo ai Re Magi.
Ed è qui che nasce il racconto più noto:
la vecchia che rifiuta di accompagnare i Magi,
che poi si pente,
e che passa la notte cercando il Bambino, lasciando doni a ogni casa.
Un racconto di redenzione, certo. Ma anche un modo per rendere accettabile una figura che il popolo non voleva abbandonare.
Perché la Befana porta doni (e carbone)
Il doppio dono — dolce o amaro — riflette una logica antica:
la Befana giudica, ma non condanna.
Non è morale, è ciclica.
Il carbone non è una punizione: è ciò che resta dopo il fuoco, un simbolo di fine, ma anche di trasformazione.
Ancora una volta: morte e rinascita. Sempre.
Una figura che resiste al tempo
La Befana sopravvive perché è profondamente umana.
Non è perfetta.
È stanca.
È vecchia.
Eppure continua a camminare.
In un mondo che idolatra l’eterna giovinezza, la Befana è l’ultimo grande simbolo popolare che non ha paura della fine. La accetta. La attraversa. La trasforma.
Ed è forse per questo che, ogni anno, torna.
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