Una superstizione vittoriana dimenticata
Nella Londra di fine Ottocento, il Capodanno non era solo un momento di passaggio. Era una soglia.
E come tutte le soglie, faceva paura.
Tra le molte credenze che circolavano nei quartieri popolari – ma che serpeggiavano anche nei salotti borghesi – ve n’era una particolarmente cupa: la prima morte dell’anno avrebbe determinato il destino dei mesi successivi. Non era una metafora. Era un presagio.
Se il primo morto fosse stato un bambino, l’anno sarebbe stato crudele.
Se un anziano, l’anno avrebbe portato malattie.
Se un uomo ucciso con violenza, allora il sangue avrebbe continuato a scorrere.
Non importava che la morte fosse naturale o meno. Importava chi moriva e come.
Quando la cronaca diventava oracolo
Alla fine dell’Ottocento, i giornali iniziarono a svolgere un ruolo nuovo: non solo informare, ma interpretare il mondo. La cronaca nera smise di essere un elenco di fatti e divenne racconto, allusione, presagio.
Il primo cadavere dell’anno non era più solo una notizia.
Era una profezia involontaria.
I titoli enfatizzavano l’orario, il luogo, le circostanze. Non per rigore giornalistico, ma perché il pubblico cercava segnali. La paura collettiva aveva bisogno di una narrazione per essere contenuta, e la stampa gliela offriva.
È qui che nasce il sensazionalismo moderno: non dal gusto per l’orrore, ma dal bisogno umano di trovare un senso al caos.
Il terrore che precede l’assassino
Nel 1888, Londra aveva già imparato a temere la notte prima ancora che un nome come Jack lo Squartatore entrasse nell’immaginario collettivo.
Le superstizioni non nascono nel vuoto: attecchiscono quando la realtà è instabile.
Povertà, sovraffollamento, malattie, alcolismo.
La morte era ovunque, ma il Capodanno la rendeva simbolica.
Un delitto nei primi giorni di gennaio non era solo un delitto: diventava un avvertimento.
E quando la violenza si ripeté, molti pensarono di aver “letto bene” il segno iniziale.
Non era irrazionalità pura. Era una forma primitiva di statistica emotiva.
Blackwood e la logica dell’ombra
In un mondo come quello dell’Archivio Blackwood, questa superstizione non verrebbe liquidata come folklore. Verrebbe analizzata.
Perché ciò che conta non è se il presagio sia vero, ma quanto influisca sul comportamento umano.
Un’intera comunità che crede di essere condannata agirà come se lo fosse.
È così che nascono i mostri.Non sempre dall’oscurità, ma dalla convinzione che l’oscurità sia inevitabile.
Dal XIX secolo a oggi
Oggi non parliamo più di “primo morto dell’anno”.
Ma osserviamo ancora con morbosa attenzione le prime tragedie, i primi omicidi, i primi disastri.
Cambiano le parole, non il meccanismo.
La superstizione vittoriana è scomparsa, ma la paura di iniziare l’anno sotto un cattivo segno è rimasta.
Solo che ora la chiamiamo statistica, tendenza, ciclo.
Il gotico, come sempre, aveva capito tutto prima.
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