RECENSIONE IL TRAGHETTATORE di William Peter Blatty

Negli Stati Uniti degli anni Novanta, Joan Freeboard è un’agente immobiliare determinata, abituata a trattare affari importanti e a non lasciarsi sfuggire occasioni rare. Quando le viene affidata la vendita di Elsewhere, una grande villa edificata negli anni Trenta su un’isola boscosa del fiume Hudson e abbandonata da tempo, capisce subito di trovarsi davanti a un potenziale colpo grosso.
C’è però un problema: la proprietà è circondata da una reputazione inquietante. Nel corso degli anni è stata teatro di omicidi e si dice che nessuno riesca a soggiornarvi senza incontrare una fine violenta.


Decisa a liberare la casa da questa fama e a dimostrarne l’innocuità, Joan organizza una permanenza forzata nella villa, coinvolgendo uno scrittore suo conoscente, una sensitiva e uno studioso di fenomeni paranormali. L’idea è semplice: restare sull’isola per alcuni giorni e dimostrare che le voci non hanno fondamento.
Ma una violenta tempesta li isola dal resto del mondo e, una volta intrappolati a Elsewhere, il gruppo si trova costretto a confrontarsi con una presenza che sembra tutt’altro che immaginaria. La tensione cresce progressivamente, fino a condurli verso una rivelazione finale oscura e disturbante.


Il romanzo parte in modo convincente, anche se alcune frasi iniziali risultano poco chiare: non è sempre facile capire se si tratti di una scelta stilistica dell’autore o di un limite della traduzione. Nel complesso, però, l’uso dello show, don’t tell è ben calibrato e contribuisce a costruire atmosfera e suspense.


Il cuore della storia si intuisce piuttosto presto e questo riduce in parte l’effetto sorpresa; l’impianto narrativo richiama infatti un noto film con Nicole Kidman, rendendo prevedibile il significato ultimo di ciò che accade. L’ambientazione della casa è uno degli elementi più riusciti: Elsewhere è descritta con grande efficacia e diventa quasi un personaggio a sé. Anche i protagonisti risultano credibili, sebbene l’arco narrativo di Joan e Dare si risolva in modo un po’ affrettato nel finale.


L’epilogo propone due colpi di scena: il primo funziona, il secondo appare invece meno convincente e lascia qualche perplessità. Nonostante questo, la scrittura resta solida, il ritmo ben gestito e la scelta di limitare i punti di vista aiuta il lettore a non perdere mai l’orientamento.


Un romanzo che funziona molto bene sul piano atmosferico e stilistico, penalizzato solo da una prevedibilità che emerge troppo presto e da un finale non del tutto equilibrato.