Dietro le quinte de “Il Carnefice del Silenzio”

Un diario narrativo senza spoiler sull’opera più oscura dell’Archivio Blackwood

C’è un momento, per ogni scrittore, in cui l’oscurità prende il sopravvento. Il Carnefice del Silenzio, terzo volume dell’Archivio Blackwood, nasce proprio da quel momento. Non è solo un nuovo caso per l’ispettore Edgar Blackwood, ma una discesa nelle pieghe più profonde dell’anima umana, dove la verità si confonde con la fede e il Male assume forme che non hanno bisogno del sovrannaturale per terrorizzare.

Un romanzo lungo, stratificato e cupo

A differenza dei due volumi precedenti, Il Carnefice del Silenzio è il capitolo più vasto e ambizioso dell’intera saga. Con oltre 400 pagine cartacee, si presenta come un vero e proprio romanzo investigativo gotico, articolato, denso di riflessioni e ricco di sottotracce. Ogni scena è costruita per immergere il lettore in un’atmosfera di opprimente tensione e mistero, dove ogni dettaglio ha un significato nascosto.

Il tema centrale: credere per paura

L’indagine ruota attorno a una serie di omicidi ispirati a rituali religiosi dimenticati. Ma il vero mistero è più sottile: cosa ci spinge a credere? Cosa ci porta a seguire cieche verità, anche quando sfiorano la follia? Blackwood si troverà a indagare non solo su un assassino, ma sull’essenza stessa della necessità umana di avere fede, anche in ciò che distrugge.

Luoghi dimenticati e simboli inquietanti

Monasteri abbandonati, archivi ecclesiastici, cripte, orfanotrofi dismessi… ogni location è un tassello di un mosaico che unisce decadenza storica e orrore rituale. L’atmosfera è quella di una Londra livida e muta, dove ogni passo di Blackwood riecheggia come l’ultimo.

Un assassino senza volto… o troppi?

Il nemico questa volta è ambiguo, sfuggente. È un uomo? Una setta? O un’idea? Il dubbio è costante, e il lettore – come l’ispettore – non potrà fidarsi di nessuno.

Il Carnefice del Silenzio è in corso di scrittura. Ma un consiglio: non lasciatevi ingannare dal silenzio.
A volte è lì che il Male sussurra più forte.

Scopri gli altri volumi della saga:

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I nomi della paura: perché uso “Il Viaggiatore”, “Il Carnefice”, “Il Traditore”

Chi legge i miei libri lo ha notato.
Ne Le Ombre di Whitechapel, Il Vangelo delle Ombre e Il Carnefice del Silenzio, il Male non si presenta quasi mai con un nome proprio.
Non lo chiamo per nome.
Non lo voglio chiamare.

Eppure, ha un’identità.
La do attraverso un titolo. Un epiteto. Un’etichetta che non descrive… ma evoca.

Perché non uso nomi classici?

Perché un nome umano normalizza.
Dà contorni. Dà origine. Dà fine.

Il Viaggiatore, invece, non ha tempo.
Non sai se è uomo, spirito, dio o altro.
Sai solo che arriva, passa, osserva.
Il Carnefice non ha volto.
È una funzione. È un rituale che si compie.
Non agisce per odio. Agisce perché deve.
E il Traditore… non ha nemmeno bisogno di agire.
Gli basta esistere. È colui che ha aperto la porta. Anche se dice di non ricordare.

I nomi raccontano senza spiegare

Mi affascina l’idea di raccontare l’orrore senza bisogno di spiegare tutto.
Un titolo è come una cicatrice: dice che qualcosa è accaduto, ma non ti mostra il momento esatto.
Sta al lettore riempire quel vuoto.
Ed è proprio in quel vuoto che nasce la tensione.

È il lettore a decidere chi è chi

Molti lettori mi scrivono teorie.
“Il Viaggiatore è il Diavolo?”
“Il Traditore è Quinn stesso?”
“Il Carnefice… è solo un uomo?”

E la mia risposta è sempre la stessa: siete voi a dargli un volto.
Io fornisco le ombre.
Voi ci vedete dentro.

E forse, in fondo, è proprio questo il senso dell’Archivio Blackwood: non fornire risposte, ma mettere sotto chiave le domande giuste.

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Il Male silenzioso: cosa succede nei momenti in cui non succede nulla

Una porta che rimane socchiusa.
Un personaggio che trattiene il respiro.
Un lettore che si chiede se davvero c’è qualcosa… o se è solo suggestione.

Nei miei romanzi, ci sono momenti in cui il Male non si mostra, non colpisce, non parla.
Eppure è lì.
Anzi, proprio in quei momenti — quelli in cui non succede nulla — è più presente che mai.

Non tutto il terrore ha bisogno di una voce

Quando scrivo scene in cui Blackwood cammina in una casa abbandonata, o padre Quinn si ferma davanti a un simbolo inciso nella pietra, spesso non descrivo il Male direttamente.
Non ce n’è bisogno.

Il lettore sa che c’è.
Percepisce il peso dell’aria.
Il rumore delle scarpe su un pavimento antico diventa assordante.
Una pagina di diario lasciata aperta… è già una minaccia.

Per me, questa è la forma più autentica della paura: quella che vive nel silenzio.

Il silenzio non è vuoto. È sospensione. È attesa.

Il Male di cui parlo in Il Vangelo delle Ombre o in Il Carnefice del Silenzio non ha sempre bisogno di esplodere.
Spesso si limita a restare immobile, ma percettibile.
Come se aspettasse che tu ti avvicinassi da solo.

Non grida, ma ti osserva.
Non corre, ma ti precede.

E quando finalmente decidi di affrontarlo, scopri che era già dietro di te.

Scrivere l’assenza come presenza

Scrivere gotico non è solo descrivere l’orrore.
È descrivere l’attesa dell’orrore.
È costruire una tensione dove non succede niente… ma tutto è sul punto di accadere.

Per me, quei momenti sono i più difficili da scrivere.
E anche i più importanti.

Perché il lettore non si spaventa quando legge un mostro.
Si spaventa quando lo aspetta e non arriva.

E in quel buio, tra un respiro e l’altro, il Male trova casa.

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Blackwood: la cronologia della saga e le anticipazioni sul futuro

Chi ha letto Le Ombre di Whitechapel e Il Vangelo delle Ombre lo sa: Edgar Blackwood non è un investigatore come gli altri. L’oscurità che lo circonda cresce di volume in volume, ma anche la profondità della sua umanità e il peso delle scelte che è costretto ad affrontare. In questo articolo ripercorriamo brevemente l’ordine dei romanzi, la continuità narrativa e ciò che ci attende nel prossimo capitolo dell’Archivio Blackwood.

Ordine di lettura della saga

1. Le Ombre di Whitechapel – Il segreto del sangue immortale
Il primo caso che ha reso noto il nome di Edgar Blackwood. Un’indagine che lo vede coinvolto insieme al dottor Watson, sullo sfondo della Londra del 1888, tra società segrete, papiri maledetti e un nome che non si dimentica: Dracula.

2. Il Vangelo delle Ombre
Dopo la morte di Declan O’Connor, un nuovo terrore affiora dalle tenebre. Blackwood affronta possessioni e rituali proibiti. A fianco dell’ispettore, due nuove presenze: padre Marcus Quinn e il sergente Elias Monroe.

3. Il Carnefice del Silenzio (in fase di scrittura)
La terza indagine si sposta tra monasteri abbandonati, archivi ecclesiastici e riti antichi. Il confine tra crimine e sacro viene violato da un assassino che sembra agire sotto il segno di una fede corrotta. Un romanzo più lungo, oscuro e stratificato, in cui il Male si nasconde dietro simboli dimenticati.

Cosa ci attende dopo?

Il quarto volume sarà un salto indietro.
Una discesa alle origini dell’Archivio Blackwood, al primo caso affrontato da Edgar prima delle vicende di Whitechapel. Un’indagine ambientata anni prima, in un’epoca in cui Blackwood era ancora più istintivo, più aperto… ma già destinato a essere cambiato per sempre.

Il titolo provvisorio è:
“La Muta dei Santi – L’origine”

Una setta.
Bambini scomparsi.
Una fede deformata e antica che torna a reclamare sangue.
E una torre silenziosa che nessuno vuole nominare.

Segui il blog e i profili social per scoprire, passo dopo passo, gli indizi lasciati dall’Archivio.

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Il Vangelo delle Ombre disponibile su Kindle:

Nebbia su Limehouse– Anteprima esclusiva del nuovo Blackwood

La città dorme. Ma l’Archivio si è appena risvegliato.

Il nuovo capitolo della saga, Il Carnefice del Silenzio (ancora in produzione), si apre nel cuore dell’inverno.
Sono le 4:17 del mattino, e una figura cammina solitaria tra le nebbie di Limehouse.
C’è qualcosa che l’attende.
Non un delitto… ma un ritorno.

Ecco le prime righe del Prologo:

Prologo – Il Carnefice del Silenzio

Londra, 2 gennaio 1889 – ore 4:17 del mattino

La nebbia fitta su Limehouse rendeva ogni lampione un alone lattiginoso.
Il gelo non si limitava a pungere la pelle: sembrava infilarsi nelle ossa, come un presagio.
Nessun suono, se non il ticchettio regolare dei passi sul selciato umido.
Blackwood non aveva dormito.
La lettera lo aspettava sulla scrivania da ore, ma solo ora aveva trovato il coraggio di aprirla.

Un nuovo mistero si insinua nei vicoli di Londra.
E questa volta, il silenzio uccide.

Il Carnefice del Silenzio – in lavorazione
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Topografia dell’incubo: come costruisco i luoghi dell’orrore

Non tutti i luoghi sono solo spazi.
Alcuni, nell’Archivio Blackwood, respirano.
Altri ricordano.

Quando costruisco un’ambientazione non cerco solo un posto. Cerco una ferita nello spazio. Un punto sulla mappa dove il tempo si è distorto, dove qualcosa è rimasto imprigionato… o dimenticato. Le mie scene non si limitano a essere “gotiche”: devono disturbare, insinuarsi sotto pelle.

È così che nascono gli orfanotrofi abbandonati, gli archivi sotterranei, le cripte dimenticate, i confessionali marciti. Ogni luogo ha una storia non detta. E ogni dettaglio – una ragnatela, una croce spaccata, un letto svuotato – è un indizio che prepara l’orrore.

Uso cinque elementi per costruirli:

1. La rovina: ogni ambiente è segnato da una decadenza che parla da sola.

2. Il suono: gocce, scricchiolii, passi che non dovrebbero esserci.

3. La memoria: ogni stanza ha assistito a qualcosa. E lo trattiene.

4. Il simbolo: croci, rune, incisioni. Segni che non sempre puoi leggere.

5. La trappola: ogni luogo è un teatro. Ma chi è davvero lo spettatore?

Nell’orfanotrofio de Il Carnefice del Silenzio (senza spoilerare) , ad esempio, ogni corridoio è pensato per condurre e ingannare, ogni camera per custodire un’assenza. Ma anche una domanda.

Perché lì?
Perché così?
Chi ha lasciato quel simbolo sulla parete?
E soprattutto… è ancora lì?

Costruire i luoghi dell’orrore, per me, è come scavare una cripta.
So quando inizio. Ma non sempre cosa troverò.

Dal Vangelo delle Ombre al Carnefice del Silenzio

Il filo oscuro che unisce due capitoli dell’Archivio Blackwood

Quando si chiude il Vangelo delle Ombre, non termina l’oscurità.
Cambia forma. Cambia volto. Ma resta.

Il nuovo volume in lavorazione, Il Carnefice del Silenzio, raccoglie l’eredità simbolica e narrativa lasciata dal secondo libro della saga e ne trasforma la tensione in qualcosa di più antico, più sommesso, e per questo ancora più inquietante.

Dove il Vangelo affondava nelle pieghe del fanatismo e del male travestito da redenzione, Il Carnefice del Silenzio porterà Edgar Blackwood a confrontarsi con un’oscurità muta, stratificata nel tempo.
Un’indagine che parte dal vuoto, da ciò che non viene detto, da ciò che è stato registrato ma poi dimenticato: tra orfanotrofi chiusi da anni, archivi ecclesiastici sigillati, antichi salmi spezzati e simboli che parlano a chi sa ancora leggere l’incubo.

Non si tratta solo di un nuovo caso.
Si tratta di un passaggio. Di un’ulteriore discesa.
Perché il vero silenzio non è l’assenza di suono, ma l’incapacità di gridare, anche quando si muore.

E Blackwood, logorato ma lucido, capirà presto che il suo nemico più insidioso non è quello che uccide…
Ma quello che lascia vivere, in silenzio.

Il Carnefice del Silenzio – in uscita nel 2025
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I nemici invisibili: il potere del non detto nella narrativa gotica

Da Dracula al Carnefice del Silenzio

Il vero orrore, nella letteratura gotica, non è quello che vediamo.
È quello che intuiamo.
È ciò che aleggia tra le righe, si nasconde nei silenzi, si insinua nei gesti spezzati.
Il male più potente non entra dalla porta principale.
Si insinua nella mente. E lì resta.

Il non detto: architettura dell’angoscia

Nella narrativa gotica, l’elemento invisibile è spesso più disturbante di un mostro descritto con dovizia di particolari.
Perché lascia spazio all’immaginazione.
E l’immaginazione è il luogo più pericoloso in cui l’orrore può agire.

Non sapere cosa stia accadendo, ma sentire che qualcosa non va, è la chiave del terrore gotico.
Il corridoio vuoto. Il rumore che non si ripete. Il sussurro che non ha bocca.
Il lettore riempie quel vuoto con le proprie paure.

Dracula: l’invisibile che seduce

Nel romanzo di Bram Stoker, Dracula agisce per buona parte della storia senza essere visto.
Non è l’immagine del vampiro a inquietare. È la sua assenza.
La porta lasciata socchiusa. La luce che si spegne da sola.
La trasformazione silenziosa di Lucy.
Il vero terrore non nasce dalla creatura, ma dalla sua influenza invisibile.

Il Vangelo delle Ombre: la setta silenziosa

Nel secondo volume dell’Archivio Blackwood, Il Vangelo delle Ombre, il male assume la forma di un culto.
Ma il culto non urla. Non marcia.
Preghiere sussurrate. Simboli nascosti nei libri. Sguardi che non si incrociano mai.
La minaccia è in ciò che non viene detto, ma che ogni personaggio intuisce.
Il lettore sa che qualcosa sta per accadere… ma non sa cosa, né quando.

Il Carnefice del Silenzio:

Nel terzo volume, senza spoilerare, Il Carnefice del Silenzio, la minaccia si fa ancora più astratta.
Non c’è una creatura. C’è un’assenza.
Il male qui non uccide gridando.

Perché funziona?

Perché il lettore gotico non vuole risposte subito.
Vuole il dubbio.
Vuole sapere che potrebbe esserci qualcosa oltre la parete.
Che potrebbe esserci un altro piano di realtà.
O che il vero mostro è già seduto accanto a lui.

Conclusione

Dalla Transilvania ai sotterranei londinesi, dal conte Dracula al Carnefice del Silenzio, il vero nemico è invisibile.
Eppure, è ovunque.
Non si mostra. Ma si fa sentire.

E noi, come Blackwood, non possiamo fare altro che ascoltare.
In silenzio.

I simboli nascosti nei manoscritti dell’Archivio Blackwood

Ogni simbolo racconta una storia.
Ma alcuni non si limitano a raccontare: guidano, ingannano, proteggono o condannano. Nei romanzi dell’Archivio Blackwood, i simboli non sono semplici decorazioni narrative. Sono chiavi. Codici. Tracce oscure lasciate da mani dimenticate.

Nel corso delle sue indagini, Edgar Blackwood si è imbattuto in sigilli rituali, croci alterate, glifi tracciati col sangue, simboli che affondano le radici in tradizioni perdute e culti segreti. Questi elementi non nascono dal nulla. Ogni dettaglio è studiato, contaminato da fonti reali, reinterpretato attraverso la lente del gotico ottocentesco.

Simboli che parlano

Il più ricorrente è il sigillo dell’occhio interrotto, comparso già in Le Ombre di Whitechapel. Una forma geometrica imperfetta, spesso tracciata con polvere di carbone o cera rossa, che richiama riti di osservazione e controllo spirituale. In epoca vittoriana, simboli simili erano legati alla massoneria esoterica e ad antichi culti del silenzio.

In Il Vangelo delle Ombre, alcuni frammenti di pergamena riportano lettere capovolte e combinazioni numeriche che alludono alla gematria ebraica e ai testi gnostici. Blackwood non li comprende subito. Ma li conserva. Li studia. Perché sa che ciò che è scritto nell’ombra non è fatto per essere compreso… ma per essere temuto.

Simboli come trappole

Non tutti i simboli proteggono. Alcuni attirano. Altri invocano.
Nel prossimo volume, Il Carnefice del Silenzio, il lettore scoprirà che certe figure non possono essere cancellate: tracciate con materia vivente, si imprimono nella pietra, nella carne, nella mente.

E forse, non sono stati gli uomini a inventarli.

Se ti è piaciuto esplorare il significato nascosto dei simboli dell’Archivio Blackwood, resta con noi: nei prossimi articoli ti porteremo nei vicoli oscuri della Londra vittoriana e tra i segreti non detti del nuovo romanzo.

Il Carnefice del Silenzio – Un nuovo incubo sta per cominciare

Una piccola anticipazione del nuovo volume, ancora in produzione.

Gennaio 1889. Londra è immersa nel gelo. La neve cade tra i vicoli anneriti di Limehouse, e i rintocchi delle campane sembrano giungere ovattati, come provenienti da un mondo sepolto. Ma non è il freddo a far tremare chi vive nell’ombra. È qualcos’altro. Qualcosa che non ha nome.

Con Il Carnefice del Silenzio, Edgar Blackwood torna a confrontarsi con un nuovo, terribile enigma.
Non si tratta di fantasmi. Né di vampiri.
Questa volta, l’orrore indossa una maschera diversa: quella dell’antico, del rimosso, del non detto.

In questo terzo volume, l’indagine si fa più cupa, più personale, più radicata nella terra e nel peccato. Il Male non arriva da fuori. Nasce da dentro. Dalle parole che non si pronunciano. Dai silenzi che pesano come lapidi.

Luoghi dimenticati, domande senza risposta

Tra monasteri abbandonati, archivi ecclesiastici chiusi al pubblico e stanze in cui nessuno osa entrare da anni, Blackwood dovrà seguire una scia di simboli, parole spezzate e segreti.
Ogni passo lo condurrà più vicino a una verità che forse non vuole conoscere.

Eppure, lui lo sa: è solo nel cuore del silenzio che si può sentire la voce del carnefice.

Un nuovo capitolo nell’Archivio Blackwood

Con questo romanzo, la saga entra in una fase più oscura, più interiore.
Non cambia solo l’ambientazione. Cambia lo sguardo. Cambia Blackwood.
Ciò che lo attende non è solo un nuovo caso.
È un abisso.