Perché credo che l’autopubblicazione sarà sempre più centrale nel panorama editoriale


Negli ultimi anni — e in particolare nell’ultimo — stiamo assistendo a un cambio di paradigma nel mondo dell’editoria italiana. Secondo dati aggiornati al 2024, l’autopubblicazione in Italia ha registrato una crescita del 6-7% rispetto all’anno precedente. Un dato tutt’altro che marginale, che evidenzia una tendenza ormai consolidata: gli autori cercano nuove strade per raccontare le proprie storie, senza più attendere i lunghi tempi, le logiche opache e le dinamiche a volte scoraggianti delle case editrici tradizionali.

Le dinamiche che stanno cambiando

Per molto tempo, pubblicare con una CE era l’unico modo per dare legittimità a un’opera. Ma oggi le cose sono cambiate. Troppe case editrici non offrono più un reale supporto all’autore:

  • Editing superficiale o assente.
  • Distribuzione limitata.
  • Nessun piano promozionale.
  • Nessuna comunicazione costante con l’autore.
  • Nessun investimento concreto nella costruzione di un’identità editoriale.

In molti casi, il libro viene lanciato con una semplice scheda su Amazon o IBS, magari con una copertina poco curata e senza un vero lancio. Spesso, gli stessi autori si ritrovano a dover fare tutto da soli: marketing, social media, contatti con blogger, eventi. Il tutto, senza neppure ricevere percentuali di guadagno dignitose.

L’autopubblicazione come scelta consapevole

Al contrario, l’autopubblicazione offre oggi strumenti sempre più evoluti:

  • Piattaforme come Amazon KDP, StreetLib, Youcanprint permettono una pubblicazione rapida, professionale e autonoma.
  • L’autore mantiene il pieno controllo del proprio libro, dall’impaginazione alla copertina, dai contenuti alle strategie di marketing.
  • È possibile creare una vera identità autoriale, coltivare una community, comunicare direttamente con i lettori e costruire nel tempo un catalogo personale di qualità.

Inoltre, l’autore guadagna di più per ogni copia venduta, e questo lo incentiva a promuovere attivamente il proprio lavoro. Il lettore, dal canto suo, percepisce spesso maggiore autenticità, e apprezza il legame diretto con chi ha scritto il libro.

Il problema delle CE che non valorizzano

Non tutte le CE sono uguali, questo è importante dirlo. Ma molte, purtroppo, funzionano ancora secondo schemi obsoleti, dove l’autore è visto come un “contenitore” da riempire e mettere in catalogo, senza una reale valorizzazione.
Non c’è costruzione di brand attorno al nome dell’autore, non c’è progetto di lungo periodo, e la comunicazione spesso si ferma alla pubblicazione del libro. Il risultato? Libri invisibili, abbandonati a sé stessi dopo pochi mesi.

Verso il futuro: identità, libertà e consapevolezza

Credo che il futuro dell’editoria appartenga a chi ha una visione chiara, e il coraggio di portarla avanti. Che si tratti di autopubblicazione, crowdfunding o nuove forme ibride, il vero valore oggi risiede nella capacità dell’autore di credere nel proprio progetto.

Non si tratta più solo di “essere pubblicati”, ma di costruire qualcosa che abbia un’identità, una voce e una presenza concreta nel mondo.
E chi meglio dell’autore stesso può guidare questo processo?


🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📘 Facebook personale: https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: https://t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8

Mondi narrativi condivisi: come nasce un universo gotico coerente?


Dietro le quinte dell’Archivio Blackwood e delle future trilogie

Nel cuore di ogni saga gotica c’è un elemento invisibile, eppure fondamentale: la coerenza dell’universo narrativo.
Non basta creare atmosfere cupe, personaggi inquieti o misteri irrisolti. Serve una struttura invisibile ma solida, fatta di regole, riferimenti interni, luoghi ricorrenti e cronologie condivise.
Solo così il lettore potrà sentirsi dentro un mondo, non semplicemente davanti a una storia.

L’Archivio Blackwood: un mosaico di oscurità

Nato con Le Ombre di Whitechapel e sviluppato in Il Vangelo delle Ombre e Il Carnefice del Silenzio, l’Archivio Blackwood è molto più di una semplice trilogia.
È una rete di indagini, eventi, alleanze e segreti, distribuita su più anni, più casi e più livelli.
Ogni volume ha una sua autonomia, ma tutti contribuiscono a un quadro più ampio:

  • le apparizioni ricorrenti di determinati simboli
  • le connessioni sotterranee tra personaggi
  • gli eventi passati che tornano a tormentare il presente
  • i riferimenti a “dossier”, “documenti interdetti” e “interludi” che ampliano la narrazione

Ogni dettaglio — anche il più piccolo — viene archiviato, etichettato e ripreso al momento giusto.
Come in un vero archivio segreto.

Le nuove trilogie: espandere senza contraddirsi

L’universo si espande con nuove linee temporali, nuovi protagonisti, nuove derive del Male.
Ma la regola rimane: coerenza totale.
Ogni trilogia futura avrà una sua anima — epica, religiosa, medica, folklorica — ma resterà compatibile con l’atmosfera, lo stile e le implicazioni dell’universo Blackwood.

Ad esempio:

  • Il Sangue… (no spoiler!) esplorerà le origini del mito di Dracula, ma filtrate attraverso lo sguardo di un medico ossessionato, legato a un ordine segreto.
  • L’Abisso… sarà una spirale temporale in una casa “affamata di tempo”, con apparizioni e cronologie impazzite.
  • La Muta… tornerà indietro nel tempo per raccontare il primo caso mai affrontato da Edgar Blackwood, e i traumi che lo hanno segnato.

Il dietro le quinte: come si costruisce tutto questo?

  • Timeline centralizzata: ogni evento è collocato su una mappa temporale principale. Nulla è casuale.
  • Archivio dei personaggi: ogni figura, anche secondaria, ha una scheda evolutiva. Così può tornare (o scomparire) in modo credibile.
  • Lessico coerente: certi nomi, certi concetti, certi oggetti ricorrono. Sono le “parole chiave” di un mondo.
  • Simboli e mitologie originali: come nei miti antichi, il linguaggio del Male (e del Bene) ha codici visivi e rituali precisi. Viene creato a monte, e poi declinato nei romanzi.

Vuoi seguire le prossime uscite, contenuti esclusivi, e bozzetti dal dietro le quinte?

Unisciti al canale WhatsApp:
https://whatsapp.com/channel/0029VbC0qCeL2AU4vKtKCI2z


Seguimi anche su tutti i canali ufficiali:

🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti@archivio_blackwood
📘 Facebook: profilo personale
📬 Substack: claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: @claudio.bertolott8


Hollowgate


Una saga gotica per ragazzi tra orfanotrofi, magia e ombre

Nel cuore di un’Inghilterra vittoriana ancora attraversata da nebbie, paure e misteri, nasce una nuova saga gotica pensata per lettori giovani ma curiosi. Hollowgate non è solo un luogo, ma una ferita, un passaggio, una promessa.

Un orfanotrofio abbandonato.
Un’antica biblioteca.
Una serie di segreti sepolti nel tempo.

Questi sono solo alcuni degli elementi che compongono il mondo di Hollowgate… primo volume di una Saga gotica per ragazzi ambientata nello stesso universo narrativo dell’Archivio Blackwood, ma con un tono più accessibile, formativo e avventuroso.

Gotico sì, ma per ragazzi

La sfida è stata proprio questa: mantenere l’atmosfera evocativa del gotico classico — nebbia, candele, antichi simboli, misteri da decifrare — ma con uno stile più fluido, personaggi giovani, relazioni forti e una magia concreta, tangibile… ma non senza conseguenze.

Ogni gesto magico ha un costo. Ogni scoperta porta con sé nuove domande.
Il sistema magico non è puro incanto: è conoscenza, sacrificio, responsabilità.

Tre protagonisti, tre chiavi

Al centro della saga ci sono tre ragazzi molto diversi tra loro, uniti da un legame che va oltre la semplice amicizia: li accomuna una perdita, ma anche una chiamata. Ciascuno di loro possiede un talento speciale e una ferita nascosta.
Il loro viaggio non sarà solo fisico, ma anche interiore.

Non c’è retorica. Non ci sono eroi perfetti.
Ci sono errori, dubbi, paure… ma anche coraggio, intelligenza, desiderio di capire e — soprattutto — di scegliere.

Un mondo narrativo interconnesso

Hollowgate è ambientato negli stessi anni e ambienti dell’Archivio Blackwood, ma può essere letto indipendentemente.
Tuttavia, chi ha già familiarità con i romanzi precedenti potrà cogliere piccoli dettagli, nomi e simboli che gettano ponti sotterranei tra le due saghe.

Un giorno, forse, i fili si incroceranno.


Se ami i libri dove la magia ha un prezzo, le biblioteche nascondono portali, e le amicizie salvano più delle profezie… benvenuto a Hollowgate.


🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📘 Facebook personale: https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: https://t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8


Un giorno nel 1888


Storia vera o invenzione? La rubrica che insinua dubbi nella nebbia

La rubrica “Un giorno nel 1888” nasce da una domanda semplice ma potente: e se ti raccontassi un fatto oscuro realmente accaduto… senza dirti se è vero o falso?

In una Londra vittoriana avvolta da fumo, pioggia e superstizione, le cronache nere erano spesso più inquietanti della narrativa. Negli archivi si nascondono notizie di bambini scomparsi, bare riesumate, sonnambuli incatenati, volti senza nome riemersi dal Tamigi. Episodi accaduti in realtà… oppure no?

Ed è proprio qui che si inserisce il cuore di questa rubrica: giocare sul confine.


Una realtà più inquietante della fantasia

Nell’autunno del 1888, la città era già piegata dal terrore per gli omicidi dello Squartatore. Ma parallelamente, i giornali riportavano storie incredibili:

  • Un becchino colto a parlare con un teschio.
  • Un ospedale che bruciò dall’interno, senza segni d’incendio esterno.
  • Un bambino ritrovato vivo in una bara da riesumazione.

Molti di questi casi sono documentati, altri sono leggenda urbana, tramandata nei sobborghi più poveri. Ma in un tempo dove la cronaca si mescolava facilmente alla superstizione, cosa può dirsi davvero falso?


Come nascono gli episodi

Ogni episodio della rubrica viene costruito partendo da:

  1. Un fatto reale (tratto da giornali, atti, diari o processi dell’epoca).
  2. Un dettaglio anomalo che rimane inspiegato nei documenti.
  3. Un innesto narrativo che lo rende ancora più inquietante, lasciando il dubbio se sia autentico o manipolato.

Il testo viene scritto in stile evocativo e gotico, volutamente ambiguo. Alla fine, viene sempre posta la domanda: “È vero o falso?”

Questo coinvolge il lettore, stimolando curiosità, interazione e ricerca personale.


Perché il 1888?

Perché è l’anno chiave della saga di Edgar Blackwood. È l’anno dello Squartatore, certo, ma anche del declino di molte illusioni vittoriane:

  • Crolla la fiducia cieca nella scienza.
  • La città esplode di contraddizioni sociali.
  • E il Male assume volti sempre più quotidiani.

“Un giorno nel 1888” non è solo una rubrica: è un progetto narrativo trasversale, che alimenta l’universo dell’Archivio Blackwood e prepara il terreno per nuovi casi, nuovi indizi e nuovi incubi.


Prossimi episodi

La rubrica continua ogni settimana sui social. A volte saranno veri, a volte falsi, a volte… semplicemente dimenticati dalla storia.

Hai già letto gli episodi precedenti? Scoprili e prova a indovinare:

👉 Archivio completo – clicca qui


Vuoi proporre una storia?
Se hai trovato un fatto oscuro dell’epoca vittoriana (o anche italiana) che merita di essere trasformato in un episodio, scrivimi nei commenti o su Facebook. Potrebbe diventare il prossimo mistero pubblicato.


“La storia è fatta di ciò che viene ricordato… ma i suoi echi più oscuri abitano ciò che è stato dimenticato.”


IL CARNEFICE DEL SILENZIO
• Ebook: https://amzn.eu/d/hVTFocP
• Cartaceo: https://amzn.eu/d/5Q0778o
Sito ufficiale: http://www.claudiobertolotti83.net
Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
Facebook personale: https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/
Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
Telegram: https://t.me/archivioblackwood
TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8

Spiriti e superstizioni inglesi: cosa credevano davvero nel 1800?


In un’epoca in cui la scienza muoveva i primi passi verso la modernità, Londra era ancora un luogo di nebbia, superstizione e terrore quotidiano.

Non si trattava solo di paura dell’ignoto: nella Londra vittoriana, l’invisibile era ovunque. In ogni scricchiolio del pavimento, in ogni finestra illuminata dopo la mezzanotte, in ogni croce appesa nelle stanze dei poveri, c’era la sensazione concreta che qualcosa — o qualcuno — potesse osservare da un’altra dimensione.

La casa infestata non era un mito

Nel XIX secolo, centinaia di case londinesi erano ufficialmente considerate “infestate”, tanto da influenzare il valore degli immobili. Le cronache dell’epoca parlano di ombre nei corridoi, oggetti che si muovevano da soli e, soprattutto, “colpi alle pareti senza causa apparente”. Molti appartamenti venivano benedetti da preti o svuotati dopo notti troppo lunghe.

Alcune famiglie arrivavano a murare le stanze, pur di non sentire più le voci.

Il fazzoletto nero sullo specchio

Una delle superstizioni più diffuse riguardava gli specchi: quando qualcuno moriva in casa, lo specchio veniva coperto o voltato verso il muro. Si credeva che l’anima potesse restarvi imprigionata, oppure che l’entità della morte potesse “passare” attraverso il riflesso.

Un gesto semplice, quotidiano, ma profondamente simbolico.

Il sangue dei morti parlava

Nel folklore inglese, il sangue delle vittime di omicidio non giaceva mai in silenzio. Secondo una credenza popolare, se l’assassino si avvicinava al corpo, il sangue avrebbe “ribollito”, emettendo un suono sordo. In alcuni villaggi, questo era sufficiente per accusare qualcuno, ben prima dell’arrivo della polizia scientifica.

Candele, sali e protezioni

In molte abitazioni, venivano lasciate candele accese alle finestre per “illuminare la via ai defunti”, soprattutto in novembre. Altre famiglie spargevano sale agli angoli della casa o sotto il letto, convinte che potesse fermare spiriti erranti o entità maligne. In certi casi, si dormiva con una Bibbia sotto il cuscino o una chiave d’argento al collo.


Ancora oggi, nei romanzi gotici ambientati nell’Inghilterra ottocentesca — come L’Archivio Blackwoodqueste credenze non sono solo dettagli d’epoca: sono il cuore pulsante della paura. Perché l’orrore più potente nasce quando il passato non smette di parlare.


Iscriviti al nuovo canale WhatsApp per ricevere curiosità, anticipazioni e aggiornamenti esclusivihttps://whatsapp.com/channel/0029VbC0qCeL2AU4vKtKCI2z


Segui tutti i canali ufficiali:

🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti@archivio_blackwood
📘 Facebook personale: Profilo Facebook
📬 Substack: claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: @claudio.bertolott8


La mia prima recensione ufficiale – Un nuovo inizio tra letture e condivisione


Oggi nasce qualcosa di nuovo.
Dopo anni trascorsi a scrivere, pubblicare e promuovere le mie storie, ho deciso di fare un passo ulteriore: iniziare a recensire, con sincerità e passione, i libri degli altri.

Non sarà una rubrica fissa, ma ogni tanto sento il bisogno di restituire qualcosa al mondo della lettura. Perché scrivere è un atto solitario, ma leggere è un gesto di comunità.
Ed è proprio questo spirito che mi ha spinto a pubblicare la mia prima recensione ufficiale su un libro che mi è stato gentilmente inviato da Barbara Derro.
Una lettura coinvolgente, personale, che mi ha colpito per stile, atmosfere e sincerità narrativa.

Puoi guardare/leggere la recensione video su Facebook al link qui sotto:
https://www.facebook.com/share/v/17K5vbLFK2/

E anche in formato reel su Instagram:
https://www.instagram.com/reel/DQ4UibsjRyE/?igsh=ZHUxbTZxcmtueXpv

È solo l’inizio, ma sono felice di aver aperto questa nuova porta.
Se sei un autore o un’autrice e vuoi inviarmi il tuo libro per una possibile lettura e opinione, scrivimi pure in privato: valuterò con piacere!

Grazie a chi mi segue, a chi legge, e a chi – ogni giorno – tiene viva la fiamma della narrazione.

A presto con nuove storie.
Claudio


🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📘 Facebook personale: https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: https://t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8

Come nasce un mostro: infanzia, isolamento e delirio nella mente di un assassino


Non basta un crimine efferato per creare un mostro. A volte, il mostro non nasce: si costruisce nel silenzio di una casa isolata, tra parole sussurrate all’orecchio da una madre possessiva e il lento disfacimento della realtà.

Questa è la premessa inquietante da cui prende vita il viaggio psicologico e narrativo de Il Culto della Madre – Ed Gein e l’orrore nella mente umana. Ma al di là del caso Gein, resta aperta una domanda che continua ad affascinare e inquietare lettori, criminologi e narratori: come si arriva a compiere l’orrore?

Il mostro non nasce: si plasma

Ogni serial killer ha una storia. Ma non tutte le storie portano al sangue.

Nel caso di Ed Gein, l’origine del male sembra annidarsi in un ambiente familiare chiuso, claustrofobico, dove la religione veniva usata come strumento di colpa e controllo, e dove il mondo esterno era considerato impuro. È l’infanzia il terreno fertile in cui attecchisce la radice del delirio: quando il legame con la madre diventa assoluto, totalizzante, insostituibile.

Il bambino Ed cresce in un mondo dove tutto è peccato, tranne la devozione a colei che ha il potere di benedire o maledire. Un mondo in cui le emozioni vengono represse, la sessualità demonizzata, la libertà annientata.

Isolamento e rimozione

La fattoria dei Gein non è solo un luogo fisico, ma una prigione mentale. Il progressivo isolamento da tutto e da tutti genera una frattura interiore. La realtà diventa elastica, sostituibile. La morte non è più un limite, ma un’interruzione temporanea del legame.

È così che, nel tempo, la mente può arrivare a colmare l’assenza con il rituale, il delirio, la ricostruzione dell’amato perduto. Non per sadismo, non per crudeltà, ma per necessità simbolica.

Il delirio come unico linguaggio

Ciò che per l’osservatore è follia, per chi la vive può diventare coerenza. Nel caso di Gein, il culto della madre si trasforma in azione concreta: non per uccidere, ma per “riportare ordine” nella propria visione distorta del mondo.

Questo meccanismo di rielaborazione patologica della perdita, unito a disturbi psicotici gravi e all’assenza di qualsiasi rete sociale o affettiva, porta alla costruzione del “mostro” che la cronaca ha reso famoso. Ma il vero orrore non è nel sangue: è nella logica contorta ma perfetta che guida la sua mente.

Una domanda senza risposta

Alla fine, resta l’interrogativo che accompagna ogni lettura di true crime: può succedere ancora? E può succedere ovunque?
Finché esisteranno solitudini, silenzi e infanzie negate, forse sì.

Il Culto della Madre non offre risposte, ma accompagna il lettore in un viaggio disturbante dove l’orrore non è solo nel crimine… ma nel contesto che lo ha generato.


Leggi il saggio-narrativo completo su Amazon:

Cartaceohttps://amzn.eu/d/5RaJTUw
eBook Kindlehttps://amzn.eu/d/78wwrXs

Sito ufficiale: http://www.claudiobertolotti83.net
Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
Facebook: Profilo Facebook personale
Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
Telegram: https://t.me/archivioblackwood
TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8

Quando il gotico diventa eredità


Un nuovo ciclo oscuro tra fede, sangue e redenzione

Ci sono storie che non nascono per essere raccontate subito.
Storie che dormono tra le pieghe della nebbia, nei manoscritti dimenticati, nei nomi che nessuno osa più pronunciare.

Da tempo sentivo il bisogno di allontanarmi, almeno per un momento, dalle nebbie londinesi dell’Archivio Blackwood.
Non per rinnegarle ma per seguire un’altra voce.
Più antica. Più insidiosa.
Una voce che proviene dai Carpazi, dal cuore nero dell’Europa.
E che parla di sangue.

Sto lavorando in silenzio a un nuovo progetto:
una trilogia gotica indipendente, ambientata tra la fine dell’Ottocento e il crollo delle vecchie certezze.
Non è un omaggio a Dracula.
Non è una riscrittura.
È un viaggio nelle origini del mito, e soprattutto nelle conseguenze di ciò che significa toccarlo, sfiorarlo, ereditarlo.

Al centro della trilogia non ci sarà un eroe, ma un uomo che ha visto troppo:
un medico, un razionalista, che assiste a qualcosa che la scienza non può spiegare.
E che da quel momento inizia a cadere — lentamente, consapevolmente — verso l’abisso.

Castelli in rovina, pestilenze, ordini monastici che custodiscono segreti impossibili.
La lotta tra la fede e la carne, tra la redenzione e l’eternità, tra il ricordo e l’oblio.

Tre volumi. Tre città diverse. Un solo filo rosso.
Un sangue antico, che scorre ancora tra le ombre.

Non posso dire altro, non ancora.
Ma se amate i romanzi gotici dove la luce è rara, le ombre hanno memoria, e il male non è mai solo mostruoso ma anche umano…
Forse vi piacerà quello che sta per arrivare.


Rimanete sintonizzati sul blog e su Substack.
Il viaggio nelle tenebre sta per cominciare.
E questa volta, non sarà Londra a salvarvi.


Dentro la mente dell’autore: intervista a Claudio Bertolotti


Ho sempre pensato che scrivere fosse un viaggio nel silenzio. Un percorso fatto di ombre, ricordi, paure… e di voci che non trovano una forma.
Quando infatti sono stato intervistato dal Club del Libro, ho avuto occasione di raccontare non solo i miei titoli già pubblicati o in uscita, ma soprattutto l’idea di fondo che li tiene vivi: il desiderio di dare corpo a ciò che resta taciuto.

L’origine del racconto

Ho cominciato a scrivere attorno ai dodici anni, per liberarmi da pensieri che non sapevo spiegare a voce. Raccontavo storie brevi, dark, istintive… e già allora capivo che dietro l’incubo c’era un motivo.
Scrivere è diventato la necessità di trovare un ordine nel caos quotidiano, una via per restare me stesso quando il mondo sembrava chiedermi silenzio.

Il percorso: tra indipendenza e editoria

Oggi ho un accordo con Bookabook e Saga Edizioni, ma il mio sguardo va oltre: la libertà creativa è la bussola che non voglio mai perdere.
Il blocco dello scrittore? Esiste, ma è solo un momento: il vero motore è farsi trovare in ascolto, senza forzare, aspettando che le idee si trasformino in trama.

Personaggi, trama e verità

«Costruisco i miei personaggi a partire dalle loro fragilità… Mi interessa più ciò che nascondono che ciò che mostrano». Queste parole, pronunciate… …mi restituiscono la ragione profonda del mio lavoro: non voglio solo narrare. Voglio toccare l’intimità del Male, del Vuoto, del Silenzio.
La trama? È il sentiero. I personaggi? Sono la ragione per cui vale la pena percorrerlo.

Critica, feedback e comunità

Le recensioni negative? Non le temo. Le false sì, le contesto.
Ma ciò che mi emoziona è il dialogo con i lettori: ogni messaggio, ogni riflessione mi ricorda perché ho iniziato – per condividere ciò che resta nell’ombra.


Per chi vuole andare oltre

Leggi l’intervista completa:
Intervista a Claudio Bertolotti – Club del Libro

Se vuoi approfondire: 🌐 www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com


LE MADRI DEL MALE


Augusta Gein, Catherine Knight e il volto oscuro della maternità

Ci sono madri che generano la vita.
E ci sono madri che, nel nome dell’amore, la soffocano.

Nel nostro immaginario, la figura materna è sacra: fonte di accudimento, protezione, origine e cura. Ma quando il legame si spezza e si trasforma in possesso, controllo, o puro fanatismo, allora la madre può diventare la prima cella di una prigione invisibile.

In questo articolo esploro tre casi diversi — due reali, uno simbolico — in cui la maternità diventa incubatrice del Male. Madri che non solo hanno fallito nel proteggere… ma hanno dato origine all’orrore stesso.


Augusta Gein – La madre che generò un mostro

Augusta Gein non ha mai ucciso nessuno.
Eppure, è considerata la radice psicologica dell’orrore generato da suo figlio: Ed Gein, il “macellaio di Plainfield”, colui che avrebbe ispirato personaggi come Psycho, Leatherface e Buffalo Bill.

Fanatica religiosa, misantropa e misogina, Augusta allevò Ed in un clima di terrore spirituale e colpa sessuale. Gli insegnava che le donne erano creature impure, che il corpo era peccato, che il mondo era corrotto. Quando morì, Ed crollò. E tentò — in tutti i modi — di riportarla in vita.

Ogni oggetto ricavato dai cadaveri, ogni gesto di “taxidermia umana”, ogni vestito fatto di pelle… era parte di un rituale disperato. Un culto privato, con una sola divinità: la Madre.


Catherine Knight – La madre che uccise, cucinò e servì

Catherine Knight è il volto più feroce della maternità distorta.
Australiana, madre di quattro figli, protagonista di una delle pagine più oscure della cronaca criminale mondiale.

Nel 2000 uccise il compagno, John Price, lo scorticò completamente, cucinò alcune parti del suo corpo e apparecchiò la tavola per i suoi figli… con cartellini coi loro nomi davanti ai piatti. L’intenzione era chiara. Un pasto simbolico. Una “offerta” familiare.

Diagnosticata con disturbo borderline e psicopatia, Catherine aveva un passato di violenza, ossessioni e manipolazioni. Ma ciò che colpì fu proprio la sua maschera materna, alternata a furia cieca e crudeltà rituale.


La Madre come simbolo disturbante

Non sempre il Male ha la forma del coltello.
A volte è uno sguardo. Una preghiera imposta. Un abbraccio che toglie l’aria.

Molti culti e racconti gotici — inclusi alcuni presenti nella mia saga Archivio Blackwood — pongono la madre come figura ambivalente: salvifica e demoniaca, fertile e cannibale, luce e tenebra. Un’icona potente, antica, capace di nutrire… o divorare.

Nel saggio-narrativo Il Culto della Madre ho voluto esplorare questo nodo oscuro: non solo la biografia di Ed Gein, ma il suo culto interiore. Quella devozione cieca e malata per una madre assente, che continua a parlare anche da morta.


In conclusione

Le madri del Male non sono solo donne crudeli.
Sono figure simboliche che mettono in crisi le nostre certezze. Ci obbligano a chiederci: fino a che punto l’amore può diventare una gabbia? E cosa resta, di un figlio, quando la voce della madre è l’unica che ha mai ascoltato?


Vuoi approfondire il caso Ed Gein?
Leggi il mio saggio-narrativo qui:
https://amzn.eu/d/5RaJTUw


🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📘 Facebook: Pagina Facebook
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: https://t.me/archivioblackwood
🎥 TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8