Facebook sta davvero morendo?

O sta semplicemente cambiando chi può parlare?

Ogni settimana qualcuno scrive che Facebook è finito.
Che l’algoritmo penalizza tutto.
Che i post non si vedono più.
Che “una volta era diverso”.

La domanda interessante non è se Facebook stia morendo.
La domanda è: per chi sta morendo?


L’illusione della visibilità gratuita

Per anni Facebook ha dato l’illusione di una cosa semplice:
scrivi quindi vieni visto.

Quella fase è finita.

Non perché la piattaforma sia in crisi,
ma perché il modello è cambiato.

Oggi la visibilità organica è una risorsa controllata.
Non è più un diritto implicito.
È una leva economica.

Il problema non è l’algoritmo in sé.
Il problema è che molti hanno costruito la propria presenza
su un terreno che non controllavano.


L’algoritmo non penalizza “tutto”

Penalizza ciò che non trattiene.

Le piattaforme non sono editori culturali.
Sono ambienti di permanenza.

Premiano:

  • ciò che genera reazione immediata
  • ciò che crea polarizzazione
  • ciò che mantiene attiva la conversazione

Penalizzano:

  • la riflessione lenta
  • il testo lungo
  • l’analisi non divisiva

Non è un giudizio di valore.
È un modello di business.


Il vero cambiamento: dal pubblico alla frammentazione

Facebook non è vuoto.
È frammentato.

Le persone non sono sparite.
Si sono distribuite.

  • Gruppi chiusi
  • Canali WhatsApp
  • Newsletter
  • Substack
  • Telegram
  • Instagram
  • YouTube
  • Community verticali

Il pubblico non è più centralizzato.
È diffuso.

E questo cambia radicalmente il modo in cui un autore costruisce autorevolezza.


Perché molti parlano di “morte”

Perché è finita una fase.

La fase in cui:

  • un post raggiungeva migliaia di persone senza spinta
  • la pagina era sufficiente
  • il like era una metrica credibile

Oggi il like conta meno.
Conta la ricorrenza.

Chi ti segue davvero ti cerca altrove.
Chi ti legge in profondità non dipende dall’algoritmo.


Migrazione o maturazione?

Non stiamo assistendo a una fuga.
Stiamo assistendo a una selezione.

Chi scrive solo per visibilità soffre il cambiamento.
Chi scrive per costruire posizione si adatta.

Le piattaforme cambiano.
Il pensiero resta.

Chi ha un asse chiaro può spostarsi.
Chi vive di distribuzione casuale no.


Il vero rischio per un autore

Il rischio non è perdere reach.
È inseguirla.

Quando si adatta il contenuto all’algoritmo
invece di adattare la strategia alla propria identità,
si perde coerenza.

E la coerenza, nel lungo periodo, vale più della visibilità immediata.


Cosa significa oggi costruire presenza

Significa:

  • avere un sito proprio
  • avere una newsletter
  • avere una community diretta
  • usare i social come ponte, non come casa

Facebook non è morto.
Non è più centrale.

E forse è una cosa sana.

Perché costringe a tornare a una domanda più scomoda:
stiamo cercando attenzione o stiamo costruendo autorevolezza?


Se una piattaforma cambia, il contenuto serio non muore.
Si sposta.
Si consolida.
Diventa meno rumoroso e più solido.

E questo, paradossalmente, può essere un bene.


Contatti ufficiali

🌐 Sito ufficiale
www.claudiobertolotti83.net

📸 Instagram
@autoreclaudiobertolotti
@archivio_blackwood

📘 Facebook personale
https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/

📬 Substack
https://claudiobertolotti.substack.com

📢 Telegram
https://t.me/archivioblackwood

🎵 TikTok
https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8

📺 YouTube
https://youtube.com/@claudiobertolottiauotre?si=WzE25SAC8fm2zBvM

Dentro la mente dell’autore: intervista a Claudio Bertolotti


Ho sempre pensato che scrivere fosse un viaggio nel silenzio. Un percorso fatto di ombre, ricordi, paure… e di voci che non trovano una forma.
Quando infatti sono stato intervistato dal Club del Libro, ho avuto occasione di raccontare non solo i miei titoli già pubblicati o in uscita, ma soprattutto l’idea di fondo che li tiene vivi: il desiderio di dare corpo a ciò che resta taciuto.

L’origine del racconto

Ho cominciato a scrivere attorno ai dodici anni, per liberarmi da pensieri che non sapevo spiegare a voce. Raccontavo storie brevi, dark, istintive… e già allora capivo che dietro l’incubo c’era un motivo.
Scrivere è diventato la necessità di trovare un ordine nel caos quotidiano, una via per restare me stesso quando il mondo sembrava chiedermi silenzio.

Il percorso: tra indipendenza e editoria

Oggi ho un accordo con Bookabook e Saga Edizioni, ma il mio sguardo va oltre: la libertà creativa è la bussola che non voglio mai perdere.
Il blocco dello scrittore? Esiste, ma è solo un momento: il vero motore è farsi trovare in ascolto, senza forzare, aspettando che le idee si trasformino in trama.

Personaggi, trama e verità

«Costruisco i miei personaggi a partire dalle loro fragilità… Mi interessa più ciò che nascondono che ciò che mostrano». Queste parole, pronunciate… …mi restituiscono la ragione profonda del mio lavoro: non voglio solo narrare. Voglio toccare l’intimità del Male, del Vuoto, del Silenzio.
La trama? È il sentiero. I personaggi? Sono la ragione per cui vale la pena percorrerlo.

Critica, feedback e comunità

Le recensioni negative? Non le temo. Le false sì, le contesto.
Ma ciò che mi emoziona è il dialogo con i lettori: ogni messaggio, ogni riflessione mi ricorda perché ho iniziato – per condividere ciò che resta nell’ombra.


Per chi vuole andare oltre

Leggi l’intervista completa:
Intervista a Claudio Bertolotti – Club del Libro

Se vuoi approfondire: 🌐 www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com


“Il Vangelo delle Ombre” su AresWeb – Un romanzo gotico che conquista la critica

Siamo felici di segnalare che AresWeb ha dedicato un articolo a Il Vangelo delle Ombre, il secondo romanzo della saga gotica “Archivio Blackwood”. Un’analisi attenta e suggestiva che sottolinea le atmosfere cupe, i temi profondi e la tensione narrativa che caratterizzano la vicenda dell’ispettore Edgar Blackwood.

L’articolo non è un’intervista, ma un vero e proprio omaggio al romanzo: viene evidenziata la forza del protagonista, il conflitto tra razionalità e fede, e la struttura della storia che affonda le radici in simbolismi, culti oscuri e memorie perdute. AresWeb riconosce il valore del lavoro narrativo e visivo che accompagna il lettore in un viaggio nei meandri più inquietanti della Londra vittoriana.

Leggi l’articolo completo qui

Ringraziamo di cuore Alessio Valsecchi e la redazione di AresWeb per l’attenzione e la sensibilità dimostrata nel raccontare l’universo narrativo dell’Archivio Blackwood.