Bianco e nero o colore? Le due anime di ABVO – L’Archivio Blackwood Volume I: Le Origini

Ogni archivio custodisce i suoi segreti in modo diverso. Alcuni su carta ingiallita e fragile, altri su pergamene incise con simboli che il tempo non ha mai osato cancellare. L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini non fa eccezione: è un dossier doppio, eppure profondamente unico, diviso tra due edizioni che raccontano la stessa storia… con occhi diversi.

La brossura è pensata per i lettori che vogliono tuffarsi nel cuore dell’indagine. Stampata in bianco e nero, raccoglie Le Ombre di Whitechapel e Il Vangelo delle Ombre in un unico volume compatto, elegante, essenziale. Perfetta per chi cerca la sostanza, per chi segue le tracce lasciate sul selciato umido della Londra vittoriana.

La copertina rigida illustrata, invece, è un viaggio visivo. Ogni pagina a colori restituisce il gusto di un archivio dimenticato, tra immagini rare, frammenti rituali e dettagli gotici. È pensata per collezionisti, appassionati, per chi desidera possedere non solo una storia… ma un oggetto da conservare.

Entrambe le edizioni contengono gli stessi due racconti integrali. Cambia l’esperienza. Cambia il modo in cui la polvere dell’Archivio si posa tra le mani.

🔎 Quale versione sceglierai?


📘 Brossura (bianco e nero)
📕 Copertina rigida (a colori)

PS: Ho abbreviato L’Archivio Blackwood Volume I le Origini in “ABVO” ! Altrimenti non ci stava nell’immagine!

“Due indagini. Un solo archivio.”

È disponibile ora L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini

C’è un tavolo a Scotland Yard che nessuno tocca.
Sopra, due dossier segnati dal tempo.
Il primo è sottile, ma insanguinato: Whitechapel, ottobre 1888.
Il secondo è più corposo, intriso di presagi e versi oscuri: Il Vangelo delle Ombre, dicembre 1888.

Sono i primi due casi ufficiali dell’ispettore Edgar Blackwood.
Le sue origini. La sua discesa.
E ora, per la prima volta, vengono raccolti in un unico volume:

L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini

Include:
Le Ombre di Whitechapel
Il Vangelo delle Ombre
Scene aggiuntive inedite, contenuti esclusivi, illustrazioni, lettere, simboli rituali e una nuova veste grafica gotica.

Due edizioni disponibili:

Brossura bianco e nero (testo + copertina morbida)
Acquista su Amazon

Copertina rigida illustrata a colori (testo + contenuti grafici a colori e alta qualità)
Vai all’edizione speciale

Nota bene: i contenuti narrativi e grafici sono identici, ma la versione rigida è arricchita da illustrazioni e materiali stampati a colori per una fruizione visiva immersiva.

Perché questo volume è speciale?

Perché non è solo una raccolta.
È un modo per vedere come tutto è cominciato.
Per rileggere la discesa nell’occulto con nuovi occhi.
Per sfogliare i fascicoli che avrebbero dovuto restare sigillati.
E per osservare da vicino la trasformazione di Blackwood…
prima che la luce si spegnesse del tutto.

L’Archivio è aperto. Le origini attendono.

Sono arrivati I Dossier dell’Archivio Blackwood

Disponibile ora su Amazon: “L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini”

Siamo felici di annunciare la pubblicazione ufficiale de L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini, la raccolta inedita che inaugura la serie dei Dossier dell’Archivio Blackwood. Un volume speciale che raccoglie i primi due romanzi della saga:
Le Ombre di Whitechapel” e “Il Vangelo delle Ombre“, con contenuti esclusivi e scene finali inedite.

Per la prima volta i lettori potranno immergersi nelle origini dell’ispettore Edgar Blackwood, tra misteri vittoriani, antiche reliquie e orrori sepolti nella nebbia di Londra.

Purtroppo ho sbagliato a digitare il titolo su amazon scrivendo "L'archivio Blackwood Capitolo I Le origini" anziché "Volume I" come sul libro! Quindi nella ricerca su internet viene trovato come "L'archivio Blackwood Capitolo I Le origini". Non c'è modo di modificarlo, mi scuso con i lettori! 

Il libro è ora disponibile in formato:

Brossura su Amazon: Acquista ora

Copertina rigida: Acquista ora

Un’edizione imperdibile per i collezionisti, i fan dell’occulto e tutti coloro che desiderano scoprire come tutto è cominciato. Ogni pagina è un dossier, ogni indagine una discesa nell’ombra.

Sei pronto a entrare negli archivi?

Sta arrivando “L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini” in doppia edizione

Ci siamo quasi.
Tra pochi giorni sarà disponibile il primo volume della raccolta I Dossier dell’Archivio Blackwood, con il titolo L’archivio Blackwood Volume I “Le Origini” – in due formati distinti, pensati per rispondere alle diverse esigenze dei lettori.

La prima versione, pensata come edizione da collezione, sarà disponibile in copertina rigida illustrata a colori: una stampa di alta qualità, con grafica atmosferica gotica e contenuti completi, pensata per chi desidera un oggetto prezioso da custodire.

Ma proprio per la natura di questa edizione – con stampa a colori e copertina rigida – il costo di produzione è piuttosto elevato.
E proprio per questo, ho deciso di affiancare anche una versione in brossura: più leggera, stampata in bianco e nero, ma con gli stessi contenuti narrativi.

Una scelta pensata per chi desidera leggere il libro senza sostenere un prezzo troppo alto, mantenendo comunque intatta la forza della storia.

Cosa troverete in questo primo volume?


Due indagini complete, ambientate nella Londra del 1888.
Due dossier tratti dall’archivio segreto dell’ispettore Edgar Blackwood, in cui la logica si scontra con l’inspiegabile, e il confine tra scienza e incubo si fa sottile.
Senza spoiler, posso solo dirvi che questo è l’inizio.
Un inizio oscuro, denso, e – spero – coinvolgente.

Ormai manca pochissimo.
Restate sintonizzati.

Visita il sito ufficiale: http://www.claudiobertolotti83.net

Il Viaggiatore: specchio o abisso?

Riflessioni su un’entità che non si fa vedere… ma lascia tracce ovunque

Non ha un volto.
Non ha una voce.

Eppure, nel mondo dell’Archivio Blackwood, il Viaggiatore è una presenza che inquieta, deforma, attraversa.

Non si manifesta con apparizioni plateali.
Non lascia dietro di sé sangue o urla — lascia silenzio, sogni disturbati, parole scritte da mani che non ricordano di aver scritto.
E forse, proprio per questo, è ancora più pericoloso.

Non è un demone. È una forma

Chi cerca di catalogarlo cade subito in errore.
Il Viaggiatore non è una “figura malvagia” nel senso classico.
Non ha uno scopo lineare, non vuole distruggere il mondo.
È qualcosa che attraversa: corpi, luoghi, epoche, ordini religiosi, simboli liturgici corrotti.
È movimento senza pace.
Come una preghiera interrotta che continua a risuonare.

Specchio dell’umano

Ma ciò che lo rende più inquietante è che non viene da fuori.
Non arriva “da un altro mondo” nel senso tradizionale.
Il Viaggiatore si nutre di ciò che già esiste nel nostro.
Del dolore non espresso.
Della colpa non confessata.

Del silenzio rituale usato come scudo.
È un riflesso. Uno specchio.
E guardarlo troppo a lungo significa rischiare di vedere se stessi, ma privati di ogni maschera.

Abisso narrativo

Dal punto di vista della scrittura, il Viaggiatore è un “non-personaggio” che però plasma tutto.
La sua forza narrativa sta nella sottrazione: non compare, ma lascia segni.
Simboli. Sussurri. Distorsioni della realtà.
È un abisso che si allarga a ogni volume.
Più i personaggi cercano risposte, più lui si frammenta, si divide, si annida dove non dovrebbe.

Una minaccia che ci riguarda

Nel cuore della saga non c’è un nemico da sconfiggere.
C’è una domanda che ritorna, sempre uguale:
che cosa siamo disposti a sacrificare pur di restare razionali?

Il Viaggiatore non uccide.
Ma chi lo ospita… spesso non torna più lo stesso.

Il diario liturgico maledetto

Frasi che non sono state scritte per essere lette

Tra i documenti più disturbanti mai raccolti nell’Archivio Blackwood, ve n’è uno che non compare in nessun registro ufficiale.
È noto solo come “il diario liturgico maledetto”, un testo frammentario, corroso, ritrovato nel fondo di una cappella sconsacrata nei pressi di Clerkenwell.
Non reca autore, data, né titolo. Solo pagine sparse, molte delle quali scritte a mano, a volte da mani diverse.
Alcune righe sembrano preghiere, altre ordini, altre ancora deliri.

Ma tutte hanno una cosa in comune:
non sono fatte per essere lette.
Chi ha provato a trascriverle, racconta sogni spezzati, perdita di memoria, o improvvisi attacchi di panico.
Eppure, una selezione è stata decifrata. Ecco alcuni frammenti.


Frammento I – Folio XVII

Non omnia verba sunt nata.
Quaedam descendunt.”
(Non tutte le parole nascono. Alcune… discendono.)

Nota d’archivio:
Questa frase compare anche incisa su una parete nel monastero abbandonato di St. Wulfstan.
Il concetto di “eco sacra” ricorre nei rituali di inversione. Non si prega per fede, ma per evocare memoria liturgica.


Frammento III – Folio XXXVIII

Non omnis silentium est absentia.
Sunt scripta quae non scribuntur,
et verba quae nascuntur in ossibus, non in voce.”
(Non ogni silenzio è assenza.
Ci sono scritti che non vengono scritti,
e parole che nascono nelle ossa, non nella voce.)

Nota d’archivio:
Considerato uno dei passaggi più inquietanti. Rilevato anche da Padre Quinn, che rifiutò di continuare la lettura.
Il testo suggerisce l’idea che esistano messaggi biologici, trasmessi attraverso il corpo, non la lingua.


Frammento IV – Folio XLII (parzialmente bruciato)

…e quando si aprirà la terza bocca,
non udrai parole.
Ma ti mancherà il fiato.”

Nota d’archivio:
Rituale legato alla liturgia del “terzo sigillo”? L’espressione “terza bocca” potrebbe riferirsi a un’entità evocata o a un passaggio interiore.
Alcuni leggono il verso come una metafora del trauma.


Frammento V – Non classificato (scritto in rosso)

Quello che chiami ‘perdono’
è solo una forma del silenzio rituale.”

Nota d’archivio:
Ultima frase presente nel diario. Scritta con inchiostro rosso molto denso, forse sangue.
Il concetto di “perdono deformato” ricorre in Il Vangelo delle Ombre e anticipa i rituali corrotti descritti nei documenti esorcistici di padre Marcus Quinn.

Il diario liturgico maledetto non è mai stato tradotto per intero.
Alcune pagine sono considerate pericolose. Altre… non leggibili. Non perché mancanti, ma perché resistono alla lettura.
Ogni parola è un invito.
O un avvertimento.

Chi lo legge, sa che non può più tornare indietro.

Chi legge l’Archivio: ritratti immaginari di lettori dell’occulto

Una tipologia semi-seria per chi si perde tra le ombre di Blackwood

Ogni libro trova i suoi lettori.
Ma Archivio Blackwood non è una saga per tutti.
È fatta di nebbia, di silenzi, di simboli che parlano a bassa voce.
E chi decide di varcare quella soglia, lo fa per una ragione precisa — anche se non sempre la conosce.

Ecco allora una galleria di ritratti immaginari (ma forse no) dei lettori ideali della saga.
Chissà, forse ti riconoscerai in uno di loro… o in più di uno.

1. L’erudito silenzioso

Legge con una matita in mano.
Sottolinea ogni riferimento, ogni nome, ogni data.
Ha un debole per i dossier segreti, per le appendici storiche e per le lettere inedite.
Crede che ci sia un codice nascosto tra le pagine… e probabilmente ha ragione.
Ama Holmes, ma preferisce Blackwood: più tormentato, più umano.

2. L’occultista raffinato

Non ha bisogno di spiegazioni.
Quando compare un sigillo, sa già cosa significa.
Ha letto Agrippa, sfoglia il Picatrix, e tiene il Grimorio di Crowley sul comodino.
Ma ciò che lo affascina dell’Archivio non è la magia: è il confine tra simbolo e fede.
Annota i passaggi più oscuri con un sorriso complice.
E forse ha anche ricopiato una delle formule del Vangelo delle Ombre…
per studio, ovviamente.

3. Il collezionista dell’invisibile

Ama le edizioni speciali, i contenuti extra, i taccuini fittizi, le mappe, le lettere illustrate.
Tiene tutto con cura maniacale.
Sfoglia il libro con guanti, fotografa ogni segnalibro.
Colleziona fascicoli come altri raccolgono reliquie.
E sogna, un giorno, di ricevere una busta anonima con un documento firmato “Blackwood”.
Per passione.

4. Il razionalista che vacilla

Ha iniziato con scetticismo.
“Una saga gotica? Vampiri? Possessioni? Mah…”
Poi ha letto.
E qualcosa ha iniziato a cedere: una certezza, un’idea, un confine.
Ora sa che qualcosa non torna.
E quando guarda fuori dalla finestra, nelle notti più silenziose, crede — anche solo per un attimo —
di vedere un uomo in cappotto scuro osservare dalla nebbia.

5. Il lettore fedele (e paziente)

Ha letto tutto.
Aspetta il nuovo volume.
Commenta, condivide, scrive messaggi pieni di affetto e domande.
È quello che rende vivo l’Archivio.
Non cerca risposte semplici.
Cerca solo di continuare il viaggio, una pagina alla volta.

E tu, da che parte dell’Archivio leggi?

Qualunque sia il tuo modo di attraversare le ombre, sei il benvenuto.
Perché ogni lettore aggiunge una traccia nel dossier.
E ogni traccia, come sai…
non viene mai cancellata.

Le donne dimenticate dell’Archivio

Testimoni dell’ombra, custodi del non detto

Nelle pagine dell’Archivio Blackwood, i nomi più ricorrenti sono spesso maschili: ispettori, sacerdoti, medici, collezionisti, assassini.
Ma tra le righe, nei silenzi, nei luoghi di passaggio, si muove un’altra presenza.
Silenziosa. Fondamentale. Spesso ignorata.
Le donne dimenticate dell’Archivio.

Non protagoniste.
Ma senza di loro, molte verità non sarebbero mai emerse.
Sono vedove che hanno sepolto qualcosa di più di un marito.
Medium che hanno visto troppo.
Monache che hanno taciuto per anni.
Segretarie che sapevano scrivere con la macchina… ma anche con il sangue.

1. La vedova Fairweather – La soglia della follia

Una donna elegante, sola, rispettata.
Ma nel dicembre del 1888, qualcosa ha rotto il silenzio della sua casa.
Possessione? Delirio? Suggestione?
Ciò che ha detto — in latino, in stato alterato — non è stato mai completamente trascritto.
Ma Blackwood ha annotato in margine: “Le donne vedono prima. Ma nessuno le ascolta.”

2. Miss Agatha Prior – La segretaria che leggeva tra le righe

Ufficialmente solo assistente presso l’ufficio centrale.
Ufficiosamente, responsabile della trascrizione di documenti compromettenti, lettere mai inviate e testimonianze poi ritirate.
Era lei a gestire il “fascicolo ombra” di alcuni casi non chiusi.
È scomparsa nel 1888.
Ultimo documento firmato: una lettera indirizzata a Blackwood con tre parole: “Non fidarti mai.”

3. Suor Elvira – La monaca del convento chiuso

Abitava sola in un’ala del monastero abbandonato nei pressi di Southwark.
Blackwood la incontra solo una volta.
Non dice nulla, ma gli consegna un frammento di pergamena annerita con un simbolo proibito.
Sapeva. Ma non parlava.
Come se proteggesse qualcosa… o qualcuno.

4. La medium senza nome

Mai registrata nei documenti ufficiali.
Citata solo come “la veggente del porto”.
Durante un interrogatorio, disegnò su un foglio un volto con occhi cuciti e labbra aperte.
Quando Blackwood le chiese chi fosse, rispose: “È lui che ti cerca. Ma io l’ho già visto. Era una donna.”

Presenze che restano

Queste figure femminili non dominano la scena.
Ma sono essenziali.
Custodi della soglia. Memorie viventi.
Spesso escluse dai resoconti ufficiali, ma centrali per comprendere il cuore oscuro delle indagini.
Sono la prova che l’Archivio non raccoglie solo fatti.
Raccoglie tracce. Echi. Resistenze.

Perché non sempre la verità viene urlata.
A volte, si dice solo sottovoce.

E spesso, sono proprio loro a pronunciarla per prime.

Gli incubi dell’ispettore Blackwood

Quando la notte non è un rifugio

Nessun uomo attraversa l’oscurità senza portarsela dentro.
Edgar Blackwood è un investigatore, sì.
Ma anche un sopravvissuto.
Ogni caso che affronta lascia una traccia.
Ogni incontro con l’ignoto produce qualcosa che non si dissolve con la luce del mattino.

Blackwood non racconta i suoi incubi.
Ma li scrive.
O almeno, li annota a margine dei suoi taccuini, come se volesse decifrarli.
Come se temesse che ignorarli significhi lasciare qualcosa in sospeso.

Ecco alcuni estratti, ritrovati tra le ultime pagine di un dossier non protocollato.

1. “Il letto era vuoto. Ma il cuscino era affondato.”

Ho sognato di entrare nella mia stanza. C’era silenzio. La finestra era chiusa.
Il letto rifatto.
Eppure… il cuscino mostrava ancora la forma della testa.
E nel mio cassetto c’erano pagine scritte da una mano che non era la mia.”

Un incubo ricorrente nei giorni successivi al caso Fairweather.
Blackwood non è certo che fosse solo un sogno.

2. “L’organo della chiesa suonava, ma non c’erano mani.”

Una melodia lenta, sbagliata, suonava nell’aria.
Entravo, e vedevo solo il vento muovere le tende.
E poi, un frammento di carne sulla tastiera.

Mi svegliavo sempre con le dita irrigidite.

Questo sogno appare nel taccuino datato dicembre 1888.
Padre Quinn lo aveva definito “un sogno guida”. Ma Blackwood non ne ha mai parlato apertamente.

3. “Non parlavano. Ma le bocche erano aperte.”

Un sogno senza suono.
Volti immobili, occhi sbarrati, bocche spalancate.
Tutti rivolti verso di me. Nessuno emetteva un suono.
Ma sentivo le parole nella testa: “Tu sei l’eco.”

Forse il più disturbante.
Annotato all’alba, su una pagina strappata, ritrovata con segni di inchiostro cancellato a forza.

Incubi come indizi

Per Blackwood, i sogni non sono solo frutti della mente.
Sono residui di qualcosa che ha visto, ma che non riesce ancora ad accettare.
Sono spazi dove l’ordine cede il passo al simbolo, dove l’indagine razionale deve cedere alla visione.

E forse è proprio nei suoi incubi che si trova la chiave per comprendere davvero i casi più oscuri dell’Archivio.

Scrivere il gotico oggi: tra ispirazione e disciplina

Nascere nell’Ottocento, vivere nel presente

Il gotico non è un genere antico.
È un genere eterno.
Nonostante le sue radici affondino nel XVIII e XIX secolo, continua a parlare con forza anche ai lettori contemporanei. Perché il gotico non è solo castelli, nebbia e candele: è la rappresentazione narrativa della nostra parte più oscura.

Scrivere gotico oggi significa entrare in dialogo con autori come Poe, Stoker, Mary Shelley — ma anche con le paure e i vuoti della nostra epoca.
Ed è qui che nasce la vera sfida: onorare la tradizione, senza diventare imitazione.


1. Atmosfera prima di tutto

Nel gotico, la trama è importante.
Ma prima ancora della trama viene l’atmosfera.
Ogni scena dev’essere immersiva, ogni parola dev’essere scelta per evocare qualcosa di più di ciò che descrive.
Nei miei romanzi, cerco di costruire ambienti che sembrino vivere di vita propria: la nebbia non è solo nebbia, è un presagio; una stanza non è solo uno spazio, è una memoria.


2. L’orrore non è mai gratuito

Il gotico non urla.
Sussurra.
Non c’è bisogno di mostrare il mostro in piena luce: è molto più potente farlo intuire, farlo percepire nei dettagli sbagliati, nei silenzi, nei sogni.
L’orrore più efficace è quello che lavora sotto la pelle — e che resta anche dopo aver chiuso il libro.


3. L’indisciplina dell’ispirazione, la disciplina della scrittura

L’ispirazione gotica arriva quando vuole.
Spesso di notte, spesso in forma di immagine o parola che si impone con forza. Ma scrivere gotico non è lasciarsi guidare solo dal flusso: è costruire, limare, tornare indietro.
Ci vuole disciplina per creare tensione senza fretta.
Ci vuole rigore per descrivere una scena che non mostra ma inquieta.
E ci vuole pazienza: il gotico non si scrive in fretta. Si sedimenta.


4. Il lettore moderno ama l’oscurità… se è autentica

Oggi più che mai, il lettore cerca storie capaci di mettere in discussione la realtà, non solo di intrattenerla.
E il gotico, se fatto con sincerità, è uno specchio potente.
Il male, la colpa, la solitudine, il senso del sacro e del perduto: tutti temi antichi, che però parlano al presente con una forza rinnovata.


5. Scrivere gotico è un atto di ascolto

Ascolto delle ombre. Della memoria. Di ciò che vive sotto la superficie.
È per questo che continuo a scrivere l’Archivio Blackwood: perché credo che ci sia ancora molto da ascoltare.
E perché ogni lettore, in fondo, sa cosa vuol dire camminare nel buio cercando una verità.