Il fascino delle lettere perdute: perché amo inserire documenti nei miei romanzi

C’è qualcosa di magnetico in una lettera dimenticata, in una pagina ingiallita nascosta tra le pieghe del tempo. Nei romanzi dell’Archivio Blackwood, non è raro imbattersi in una corrispondenza segreta, in appunti logori o in simboli annotati in fretta, con la paura di essere scoperti. Non si tratta solo di espedienti narrativi: sono ponti verso un passato che torna a vivere.

Quando ho iniziato a scrivere Le Ombre di Whitechapel, ho capito subito che non volevo una narrazione lineare. Volevo stratificare il mistero, lasciare che i lettori scoprissero la verità un frammento alla volta, proprio come fa Blackwood. Le lettere, i diari, le pagine strappate da manoscritti proibiti servono a costruire un mondo che sembra respirare da solo, dove il lettore si trasforma in investigatore.

Ne Il Vangelo delle Ombre, i documenti sparsi diventano ancora più centrali. Ci sono confessioni scritte con la mano tremante, pagine in latino macchiate di cera, disegni inquietanti. Non sono solo “pezzi di trama”. Sono voci. Echi. Tracce che raccontano più di quanto possano fare le azioni. In alcuni casi, quei documenti dicono verità che i personaggi non ammetterebbero mai ad alta voce.

Il mio obiettivo è semplice: far sì che ogni lettore senta di tenere tra le mani un frammento di storia maledetta. Come se ogni pagina potesse celare un enigma, un avvertimento, o il testamento di chi non ha mai potuto raccontare la verità. Perché in fondo, anche le ombre hanno una memoria. Basta saperla leggere.


La solitudine degli investigatori: Blackwood e la sua lotta interiore

Chi ha letto i romanzi dell’Archivio Blackwood sa che Edgar non è il classico detective infallibile. Sotto il cappello logoro e il mantello scuro si nasconde un uomo tormentato, segnato dalle perdite, dai dubbi e da una persistente solitudine.

Blackwood è un uomo che ha perso molto. L’amico Declan O’Connor, i legami familiari, la fiducia in un mondo razionale. Insegue il Male, ma sa di non poterlo mai estirpare del tutto. Eppure non si ferma. Non può farlo.

In Il Vangelo delle Ombre, questo lato emerge con più forza. Lo vediamo isolarsi, dubitare persino di chi gli è vicino. Non perché non voglia legami, ma perché sa che chi si avvicina a lui rischia di essere inghiottito dalle stesse tenebre che lui combatte ogni giorno.

Questa solitudine non è debolezza. È un peso che sceglie di portare, una forma di sacrificio. E in questo, credo, risiede la sua umanità. Blackwood non è un eroe. È un uomo che continua a cercare risposte, anche quando sa che potrebbero distruggerlo. E forse è proprio per questo che continuiamo a seguirlo. Perché nella sua lotta, rivediamo un po’ anche la nostra.

Un passo in più: il viaggio con Bookabook sta per cominciare

Come vi ho annunciato ieri, ho firmato ufficialmente con la casa editrice bookabook.
Oggi voglio solo ribadirlo con forza: non vedo l’ora di cominciare davvero.

Si tratta di un progetto editoriale diverso, coraggioso, basato sulla partecipazione dei lettori. A breve partirà la campagna di crowdfunding, e saranno necessari 200 preordini per poter stampare il libro e distribuirlo nelle librerie italiane.

Per questo avrò bisogno di tutto il vostro supporto.
Chi mi ha seguito fino a qui, chi ha letto Le Ombre di Whitechapel, chi si è addentrato ne Il Vangelo delle Ombre, ora può aiutare queste storie (Il Vangelo delle Ombre, nello specifico) a fare il salto che meritano.

Sono profondamente motivato.
Questo è un nuovo capitolo, una nuova soglia da attraversare. E come sempre, non sarà Blackwood ad attraversarla da solo.

Vi aggiornerò non appena la campagna sarà online.
Nel frattempo… grazie. Per esserci. Per restare. Per credere.

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@autoreclaudiobertolotti | @archivio_blackwood

Dietro la copertina: come nasce l’estetica di Blackwood

Ogni storia ha un volto. E per L’Archivio Blackwood, quel volto è fatto di nebbia, ombre e silenzi.
Molti lettori mi hanno chiesto com’è nata la copertina del primo volume, quali scelte ci sono state dietro e cosa rappresentano davvero le immagini e i colori. Questo articolo vuole raccontarvelo — senza filtri, ma con tutta la cura che merita un lavoro gotico e visivo come il mio.

Niente verde, niente filtri digitali

Fin dall’inizio ho stabilito alcune regole inderogabili per lo stile visivo:

No ai toni verdi, spesso associati a filtri digitali freddi e artificiali.

No alla grafica piatta o digitale eccessiva: l’atmosfera doveva essere tangibile, quasi materica.

Sì a una palette profonda, naturale, con colori realistici e ombre pesanti.

L’obiettivo era creare copertine che sembrassero uscite da un archivio polveroso dell’epoca vittoriana, non da un software di grafica moderno. Le immagini dovevano avere anima — e imperfezione.

La figura di spalle, sotto il lampione

Nella copertina di “Le Ombre di Whitechapel” e de “Il Vangelo delle Ombre”, la figura maschile di spalle — probabilmente Edgar Blackwood stesso — non mostra mai il volto.
Perché?
Perché il mistero non si rivela mai tutto. E perché il lettore deve avere lo spazio per proiettare se stesso nell’indagine. La luce del lampione, unica fonte in mezzo alla nebbia, rappresenta l’intuizione, la verità che tenta di farsi largo nel buio.

Brossura o copertina rigida? Due anime dello stesso libro

La versione in brossura è sobria, elegante, perfetta per chi ama leggere ovunque.
La copertina rigida, invece, è un oggetto da collezione. La prima tiratura, arrivata in questi giorni, aveva un piccolo difetto sul bordo, ma il risultato estetico è stato sorprendente: sembrava un diario maledetto ritrovato in una biblioteca dimenticata.

Quella versione rischia di diventare rarissima: presto, con l’avvio di una nuova strada editoriale, potrei dover sospendere la produzione indipendente di questi formati.

Un libro che deve anche farsi guardare

Credo che una copertina non debba solo “piacere”. Deve evocare. Deve fare domande, non dare risposte.
L’Archivio Blackwood non è solo una saga gotica: è un viaggio tra ombre, colpe e verità sepolte. E ogni immagine, ogni sfumatura della copertina, vuole suggerirlo senza mai gridarlo.

Se non avete ancora tra le mani una copia, ecco i link diretti:

Brossura:
Copertina rigida:

A presto con nuovi dossier, nuove immagini e forsenuovi segreti dall’Archivio.
Restate nell’ombra.
– Claudio Bertolotti

Dietro la nebbia: perché ambientare tutto nel 1888

Nel cuore della Londra vittoriana, l’anno 1888 non è soltanto una data: è un simbolo. Una ferita aperta nel tessuto della Storia, un’epoca sospesa tra rivoluzione industriale, superstizione e tenebra. L’Archivio Blackwood nasce proprio lì, tra le ombre fitte di vicoli nebbiosi e il crepitio dei lampioni a gas.

Ma perché scegliere proprio il 1888 come sfondo narrativo?

Un’epoca sull’orlo del collasso

La fine dell’Ottocento è un periodo di transizione brutale. La scienza avanza, la medicina evolve, la psicanalisi muove i primi passi. Eppure, accanto ai laboratori e agli ospedali, resistono ancora gli esorcisti, le sette, le credenze popolari. È un’epoca in bilico: perfetta per far emergere il dubbio, il mistero, l’ignoto.

Il 1888 è l’anno in cui le strade di Whitechapel si macchiano del sangue lasciato da Jack lo Squartatore. È l’anno del terrore, della stampa sensazionalista, della paura che entra in ogni casa. Ambientare Il Vangelo delle Ombre e Le Ombre di Whitechapel in questo preciso momento storico permette di esplorare un’umanità lacerata, pronta a credere all’oscurità perché ha perso fiducia nella luce.

La Londra del crimine

Un mondo in cui tutto è possibile

La Londra del 1888 è un palcoscenico perfetto per il gotico: nebbia, pioggia, carrozze cigolanti, orfanotrofi dimenticati, chiese in rovina e case infestate dai ricordi. Un mondo dove ogni rumore è un presagio e ogni simbolo inciso nel muro può essere l’inizio di un rituale antico.

Una scelta narrativa, ma anche atmosferica

La scelta dell’epoca non è solo un omaggio al gotico classico. È un modo per immergere il lettore in un tempo che sa di polvere, incenso e pioggia. Ogni elemento – dal linguaggio alle indagini – nasce da questo contesto, rendendo le vicende di Edgar Blackwood più autentiche e inevitabili.

L’Archivio Blackwood non racconta semplicemente una storia ambientata nel passato. Costruisce un mondo che, pur ancorato alla realtà storica, ha le porte aperte sull’Altrove.

Se vuoi perderti in quella Londra, i due volumi sono disponibili su Amazon.
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Un uomo visto di spalle cammina in una via nebbiosa della Londra del 1888, illuminata da lampioni a gas. Davanti a lui, una chiesa gotica svetta tra la nebbia. Atmosfera oscura, realistica e vittoriana.

Lettere dall’Archivio – La voce dell’ombra

A volte scrivo non per ricordare, ma per non impazzire.”
— annotazione marginale, archivio privato dell’Ispettore Blackwood

Tra le pagine consumate dall’inchiostro e dal silenzio, esiste un archivio che nessun protocollo riconosce, nessuna procedura ufficiale contempla.
È lì che Edgar Blackwood affida ciò che non può essere detto, ciò che resta quando l’indagine si ferma e i fantasmi rimangono.

Un diario. Una lettera mai spedita. Una frase scritta di notte sul retro di un biglietto d’indagine.

L’Archivio Blackwood non è solo una raccolta di casi. È anche un luogo interiore, fatto di tracce, sospetti, sogni, rimorsi e segreti. Non tutto ciò che viene scoperto può essere spiegato. Non tutto ciò che si combatte ha un nome.

Un frammento (inedito):

Questa notte ho sentito tre passi sulle scale. Il pavimento della canonica era freddo, eppure mi sembrava di percepire un respiro nell’aria, come se qualcosa trattenesse fiato.
Ho acceso la candela, ma nessuno era lì.
Soltanto un segno tracciato sul muro. Lo stesso che trovammo a Limehouse. Lo stesso che Declan disegnava senza accorgersene, nei suoi appunti.
Mi sto perdendo, oppure mi stanno osservando.”

Queste note, frammenti non ordinati, costituiscono una dimensione parallela ai romanzi: non raccontano i fatti, ma l’inquietudine. Non chiariscono i casi, ma lasciano filtrare le crepe dell’uomo dietro l’ispettore.

Per ora restano inedite, come una corrente sotterranea che attraversa la saga.
Ma forse, un giorno, emergeranno alla luce.
Con le loro macchie, le contraddizioni, e il peso dell’oscurità.

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Una lettera antica scritta a mano su un tavolo in legno scuro, con macchie d'inchiostro, cera colata e ombre profonde. Atmosfera gotica, come un frammento dal diario dell’ispettore Blackwood.

La mappa perduta del Viaggiatore: misteri irrisolti nel Vangelo delle Ombre

Ogni storia gotica ha i suoi non detti. Il Vangelo delle Ombre non fa eccezione.

Tra simboli che ritornano, preti che non sono ciò che sembrano, si estende una mappa invisibile tracciata non su carta, ma nelle crepe della psiche e negli spazi vuoti tra le scene. Non parlo di mappe geografiche, ma di percorsi oscuri che Blackwood attraversa senza rendersene conto fino all’ultimo capitolo. Percorsi che, una volta riletti, lasciano presagire che nulla era casuale.

Ecco alcune coordinate simboliche che, se connesse tra loro, disegnano il possibile disegno del Viaggiatore.

1. Kensington: la falsa quiete

Il cuore dell’alta borghesia vittoriana, la facciata perfetta che nasconde l’Innominabile. Qui, le prime crepe nella realtà. La casa dei Fairweather è più di una semplice dimora: è un varco. Chi varca quella soglia entra in contatto con una realtà già contaminata.

2. St. Bartholomew: sangue e candele

La chiesa che avrebbe dovuto proteggere è diventata testimone di un rituale abortito. Il sangue sacro versato non è stato un errore. Era necessario. Forse la liturgia incompiuta attende ancora un completamento.

3. La Canonica e il Diario

Le riflessioni di Padre Quinn (conservate in appendice al Diario di Blackwood) fanno luce su connessioni mai del tutto chiarite. La fede, la colpa e il dubbio si intrecciano come sentieri su una mappa tracciata con lacrime e cenere.

4. Il simbolo del Viaggiatore

Quante volte compare, in forme diverse? Sulle pareti, negli occhi dei posseduti, persino nei sogni. Un cartiglio inciso nel subconscio del lettore stesso. È davvero solo un simbolo?

Una mappa fatta d’ombre

Questa mappa non ha nord, né bussola. È un sistema circolare. Chi la segue non arriva mai a destinazione, ma si perde in se stesso. E forse è questo che voleva il Viaggiatore: farci dubitare della realtà, del tempo lineare, della coerenza degli eventi.

Nel Vangelo delle Ombre, non tutto si chiude. Ma ogni vuoto ha una voce, e ogni ombra proietta un disegno.

Forse non abbiamo ancora visto tutto. Forse certi segreti attendono solo di essere osservati da un angolo diverso, da una luce più tremolante. O forse, come ogni vera mappa occulta, anche questa brucia se la si guarda troppo a lungo.

Una lanterna appesa illumina debolmente una mappa logora su un tavolo in pietra, all'interno di una cripta gotica; l’atmosfera è oscura e misteriosa, con ombre che si allungano tra pareti di pietra scolpite da simboli antichi.

Giveaway gotico – Vinci una copia gratuita de L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini

Hai amato Le Ombre di Whitechapel? Sei stato catturato da Il Vangelo delle Ombre?
Allora questa è la tua occasione: sto regalando una copia in brossura (bianco e nero) del volume speciale “L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini”, che unisce i due romanzi in un’unica edizione.

Ma attenzione: per partecipare è necessario seguire dei passaggi precisi tramite Instagram.

Come funziona il giveaway?

Entro mercoledì 4 giugno 2025, verrà estratta una persona tra tutti i partecipanti che riceverà a casa gratuitamente il volume in brossura.
La spedizione è inclusa. Non è richiesto alcun acquisto.

Requisiti per partecipare (obbligatori)

Per partecipare correttamente, è necessario avere un profilo Instagram attivo e seguire questi tre passaggi:

1.  Vai su Instagram e segui il profilo ufficiale: @archivio_blackwood

2. ❤️ Metti “Mi piace” al post del giveaway che trovi su quella pagina

3. ✍️ Commenta quel post taggando @autoreclaudiobertolotti

Solo i commenti sotto il post Instagram con il tag corretto verranno considerati validi per l’estrazione.

Cosa si vince?

Il premio è una copia omaggio in brossura (bianco e nero) del libro:

L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini
Un volume unico che contiene:

Le Ombre di Whitechapel

Il Vangelo delle Ombre

Immagini inedite e appendici inedite

Due romanzi gotici, investigativi, oscuri e misteriosi… in un’unica edizione.

Link utili

Il Vangelo delle Ombre

Ebook:

Brossura:

L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini

Brossura economica:

Copertina rigida illustrata a colori:

Sito ufficiale:

ℹ️ Hai dubbi?

Se non hai Instagram, purtroppo non puoi partecipare a questo giveaway specifico, ma ne verranno altri anche qui sul sito o su Facebook.

Nel frattempo puoi:

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Lasciare la tua mail sul sito e commentare questo articolo così da ricevere poi una mail per il prossimo concorso.

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Buona fortuna, e che l’oscurità vi guidi…

alt="Copertina gotica de L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini davanti a un cimitero nebbioso, con la scritta Partecipa al Giveaway Gotico – Vinci una copia gratuita"

Quando la città dorme: la Londra silenziosa del primo Archivio

C’è una Londra che non esiste più.
Una Londra che inizia dove finiscono i giornali del mattino, quando il battito dei passi si perde tra la nebbia e le campane tacciono.

È la Londra che Edgar Blackwood attraversa ogni notte.
Vicoli tra mura sudice, lanterne che oscillano su archi gotici, pioggia che cola lungo grondaie arrugginite.
Una città che non dorme: semplicemente finge di farlo.

Il silenzio in queste strade non è mai totale. C’è sempre qualcosa che scricchiola. Un’insegna che ondeggia.
Un cigolio lontano di carrozza o il lamento sommesso del vento.
In quell’apparente immobilità, l’Archivio respira.
Ogni dossier, ogni fascicolo recuperato nel primo volume — Le Ombre di Whitechapel, Il Vangelo delle Ombre — è stato trovato proprio in questa penombra: non nell’urgenza del giorno, ma nel tempo delle cose taciute.

Londra non è solo un’ambientazione.
È un personaggio che osserva e che nasconde.

Ed è di notte, quando la città si svuota, che mostra i suoi segreti più profondi.

L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini è disponibile in due edizioni:
Brossura B/N:
Copertina rigida illustrata a colori:

Oppure scopri Il Vangelo delle Ombre da solo:
eBook Kindle:
Versione cartacea:

Veduta gotica e notturna di una chiesa avvolta nella nebbia, con una figura solitaria di spalle — Edgar Blackwood — che si dirige verso l’ingresso illuminato da un tenue bagliore sacro. L’atmosfera è cupa, silenziosa e carica di presagi.

Scrivere un romanzo gotico investigativo: dietro le quinte de L’Archivio Blackwood – Le Origini

Ogni storia ha un’origine, e quella dell’Archivio Blackwood affonda le sue radici in una nebbia fitta di appunti, mappe, sogni e ossessioni.

Quando ho iniziato a scrivere Le Ombre di Whitechapel, non sapevo ancora che sarebbe nato un intero archivio. Ma sentivo che Edgar Blackwood non era solo un personaggio: era una voce che voleva parlare. Voleva indagare.

Documentarsi nell’Oscurità

Costruire un’indagine ambientata nel 1888 non significa solo studiare la Londra vittoriana, i giornali dell’epoca o la struttura di Scotland Yard. Significa ascoltare l’atmosfera. Per ABVO ho consultato cronache dell’epoca, libri di folklore, testimonianze su Jack lo Squartatore, e testi occulti scritti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Ma il vero cuore pulsante del lavoro è stato: come far convivere il metodo investigativo con l’ignoto?

L’equilibrio tra ragione e orrore

Un romanzo gotico non è solo buio, pioggia e candele tremolanti. È un’ombra che si insinua nella mente del lettore, senza mai svelarsi del tutto. In ABVO ho cercato un equilibrio costante tra logica e terrore, tra razionalità e superstizione.

Blackwood indaga, osserva, annota. Ma intorno a lui tutto vacilla. L’orrore non si rivela mai con chiarezza: si lascia solo intuire.

L’archivio, un mondo vivo

L’idea di trasformare ogni indagine in un dossier è nata quasi per gioco. Ma col tempo è diventata la chiave di tutto. Un archivio è silenzioso, ma ogni fascicolo trattiene la voce di chi l’ha scritto, e il dolore di chi è scomparso.

Ogni lettore, aprendo queste pagine, non legge solo una storia. Sfoglia prove, lettere, indizi e segreti. Come se Blackwood stesso avesse lasciato tutto perché qualcuno, un giorno, potesse capire.

Copertina promozionale per “L’Archivio Blackwood – Volume I: Le Origini” di Claudio Bertolotti, con i due volumi (copertina rigida illustrata e brossura in bianco e nero) su sfondo scuro gotico. Testo evidenzia le due edizioni disponibili.