Harry – Il giornalista che inseguiva l’ombra di Whitechapel

In mezzo alla nebbia di Whitechapel non si muovono solo assassini e investigatori.
C’è anche chi cerca la verità (o le mezze verità…) armato solo di penna e coraggio: Harry, giovane giornalista dal volto scavato e dallo sguardo curioso.

Harry collabora con il London Gazette, ma il suo vero sogno è raccontare le storie che nessuno vuole ascoltare.
Non gli interessano i comunicati ufficiali o i grandi eventi: Harry si muove nei vicoli sporchi, tra locande malfamate e occhi diffidenti, alla ricerca della verità nascosta.

Un estratto, mai pubblicato:

Ispettore Blackwood,” chiese Harry con il suo solito sorriso storto, “è vero che non tutti i mostri portano un coltello? Alcuni, a volte, portano solo un sorriso?”

Blackwood si voltò lentamente, il volto impassibile come la nebbia che li circondava.

I veri mostri, ragazzo,” rispose, “non si fanno vedere. Ti ci fanno inciampare”

Harry è il simbolo di una Londra che cerca risposte.
Non ha una pistola, non ha un distintivo.
Ha solo un taccuino, una matita… e il coraggio di non distogliere mai lo sguardo.

In Le Ombre di Whitechapel, ogni testimone ha un ruolo. Anche chi, come Harry, racconta l’incubo mentre lo vive.

Declan O’Connor – L’ombra silenziosa di Whitechapel

Nelle strade oscure di Whitechapel, tra vicoli avvolti dalla nebbia e segreti sepolti, pochi uomini osano camminare senza tremare.
Declan O’Connor è uno di loro.

Non solo un sergente. Non solo un collega.
Una presenza discreta ma indispensabile, come una luce debole che tuttavia resiste alla morsa dell’oscurità.

Sempre un passo dietro Blackwood, ma con lo sguardo rivolto avanti.
Sempre pronto a osservare ciò che altri fingono di non vedere.

Una scena mai raccontata:

“Ispettore,” disse una sera O’Connor, fissando la bruma che si alzava dal Tamigi, “forse non troveremo mai chi porta il male tra queste strade. Ma se dovessimo cadere… almeno sapremo di aver combattuto.”

Blackwood non rispose. Perché sapeva che, in fondo, quelle parole erano già una promessa.

Declan O’Connor non è solo un personaggio. È la memoria di ogni investigatore che si avventura dove la ragione fatica a sopravvivere.

E nel cuore di Whitechapel, quella memoria… non si spegne mai.

Quando Sherlock Holmes incontrò l’ispettore Blackwood

Una scena mai riportata nel racconto, ma che avrebbe potuto cambiare tutto.

Le nebbie di Whitechapel avvolgevano ogni cosa quella sera. Era il tipo di nebbia che non si limitava a coprire: sussurrava, spiava. E da un vicolo laterale, col bastone sotto al braccio e lo sguardo attento, comparve lui.

Sherlock Holmes.
Osservava. In silenzio. Finché, con quella sottile ironia che solo chi ha già capito tutto può permettersi, disse:

Ispettore Blackwood, se lei avesse osservato l’angolazione del sangue, avrebbe capito che l’assassino camminava zoppo. Ma per fortuna c’è ancora tempo per imparare… anche dopo Whitechapel

Blackwood si voltò, leggermente infastidito, ma incuriosito. Era raro che qualcuno osasse quella superiorità senza essere odiabile. Holmes lo faceva con naturalezza.

E lei invece, signor Holmes,” rispose Blackwood accennando a un sorriso, “dovrebbe passare più tempo con i vivi. Ogni tanto aiutano a capire anche i morti.

Fu l’inizio di un’alleanza insolita. Due menti opposte. Due approcci diversi alla verità.
Uno con la logica. L’altro con l’istinto. Entrambi, però, costretti ad ammettere che qualcosa… stava sfuggendo alla ragione.

In Le Ombre di Whitechapel, Sherlock Holmes compare davvero. Ma il suo incontro con l’ispettore Blackwood è qualcosa di più di un semplice cameo. È uno scontro tra visioni del mondo. È un passaggio di torcia. È l’ingresso della logica dentro l’incubo.

E se vuoi scoprire com’è davvero andata, senza anticipazioni, puoi farlo tra le pagine del racconto. Lì dove la nebbia si dirada… solo per mostrare qualcosa di più oscuro.

Fumo, birra e misteri: i pub della Londra del 1888

Nel cuore di Le Ombre di Whitechapel, non ci sono solo omicidi e riti oscuri: ci sono anche momenti in cui gli investigatori cercano rifugio nella normalità.
E cosa c’è di più tipico, nella Londra vittoriana, di un pub avvolto nella nebbia e nel fumo?

Pub reali del 1888

The Ten Bells
Situato nel cuore di Spitalfields, era frequentato (si dice) da alcune vittime di Jack lo Squartatore. Ancora oggi esiste, e trasuda storia.

The Blind Beggar
Aperto nel 1881, era un punto di riferimento per chi cercava “una pinta e un po’ di pace” — o, più spesso, pericolose compagnie.

I pub inventati nel racconto

The Hanging Lantern
Un locale fittizio ma plausibilissimo, dove Blackwood e O’Connor si ritrovano spesso a discutere del caso. Tavoli consumati, birra scura, e sempre un cliente che sa troppo.

The Crooked Bishop
Citato solo una volta, ma evocativo: il nome basta per immaginare boati di risate, vetri appannati, e forse… qualche spia della setta.

Questi pub non sono semplici luoghi: sono rifugi narrativi, spazi dove il lettore può respirare, ma anche annusare il pericolo.

E mentre fuori la nebbia stringe Whitechapel, dentro… si riempiono i boccali.

L’ombra che viene dal passato – una scena tagliata dal racconto

Nel primo manoscritto de Le Ombre di Whitechapel, c’era una scena che non è arrivata nella versione finale.
Troppo intensa? Troppo cupa? Forse sì. Ma oggi voglio condividerla con voi.

Scena tagliata (inedita):

Il suono era simile a un sussurro. Blackwood si voltò, ma il vicolo era vuoto. Solo nebbia, solo silenzio.
Poi, alle sue spalle, una voce:

— “Tu sei l’ultimo, ispettore. Gli altri hanno già visto l’ombra.”

Non era un’allucinazione. Era memoria. Era qualcosa che tornava. Da molto, molto lontano.

Perché fu tagliata?
Era troppo anticipatoria. Rivelava troppo.
Ma forse, oggi, trova finalmente il suo posto.

E voi?
Vi sarebbe piaciuta in mezzo alla storia?
Scrivetemelo nei commenti.

Dietro le quinte di Whitechapel

 Com’è nato questo racconto? – I retroscena de “Le Ombre di Whitechapel”


1. L’ispirazione iniziale

Tutto è partito da una domanda semplice ma inquietante:
E se Jack lo Squartatore fosse solo la facciata di qualcosa di molto più oscuro?
La Londra del 1888, tra nebbia, gas e ombre, sembrava il palcoscenico perfetto.


2. La fusione dei generi

Non volevo scrivere un semplice giallo né solo un racconto gotico.
Volevo mescolare logica e occultoinvestigazione e terrore antico.
Sherlock Holmes, l’ispettore Blackwood, una setta… e il male con un nome immortale.


3. La ricerca storica

  • Ho studiato le reali strade di Whitechapel, i giornali dell’epoca, i metodi investigativi vittoriani.
  • Mi sono documentato su riti esoterici realmente esistiti e simboli arcani legati al folklore europeo.

4. L’influenza letteraria

  • Arthur Conan Doyle per la struttura del mistero
  • Bram Stoker per l’atmosfera
  • Edgar Allan Poe per l’oscurità interiore dei personaggi

5. Il processo di scrittura

  • Ho iniziato da una scena chiave: un cadavere in un vicolo a WhiteChapel, sfregiato
  • Da lì ho costruito il mistero, i personaggi e le svolte
  • Ho riscritto diverse volte il finale per renderlo degno dell’orrore che lo precede

6. Un racconto nato da una domanda

Cosa accade quando la ragione non basta più a spiegare ciò che accade?
È lì che nasce Le Ombre di Whitechapel: nel confine tra razionalità e abisso.


7. E adesso…

Il racconto è disponibile in cartaceo ed eBook.
È la prima tappa di un viaggio che forse… continuerà.
Spero vi piaccia. E se vi ha lasciato addosso un po’ di nebbia, è come doveva essere.