E nel giorno dell’ottavo sigillo, quando l’aria era spessa e le campane tacevano, il Maestro ordinò che si scrivesse solo ciò che non può essere detto.”
Le bocche furono cucite non con ago, ma con preghiera.
Le parole scomparvero dai vetri delle finestre, dai canti delle messe, perfino dai sogni.
Solo il suono del sangue restava, goccia dopo goccia.
Si narra che ancora oggi, se il vento gira da levante, si possa udire quel silenzio cantare nelle fondamenta.
Nota apocrifa: questo frammento è conservato, senza data né firma, in una teca protetta dell’antico Monastero di St. Æthelric dei Sospiri, nei pressi della brughiera del Northumberland. Sigillato per volere dell’arcidiacono nel 1732, nessuno ha più celebrato messa in quella navata.
Quando si parla di Londra vittoriana, l’immaginario collettivo evoca gaslamp, nebbia, vicoli silenziosi e passinell’oscurità. Ma nei romanzi dell’Ispettore Edgar Blackwood, questi elementi diventano protagonisti. Ogni strada, cripta e cimitero è una porta socchiusa sul soprannaturale.
Nel cuore pulsante dei racconti, si celano luoghi reali trasformati in teatri del terrore. Dal dedalo di Whitechapel, fino agli archivi nascosti sotto le chiesegotiche, la città assume contorni inquieti, dove ogni ombra potrebbe essere il preludio a un mistero antico.
Eppure, questi luoghi non sono solo scenografie. Riflettono l’anima dei personaggi: i loro dubbi, le paure, la costante tensione tra razionalità e ignoto.
Nei prossimi articoli vi porteremo tra i luoghi realmente esistenti che hanno ispirato “Le Ombre di Whitechapel” e “Il Vangelo delle Ombre”, in un viaggio fra storia, architettura e letteratura gotica.
L’edizione speciale rigida de L’Archivio Blackwood – Capitolo I non è solo una raccolta dei due romanzi. È una vera e propria reliquia d’archivio. Contiene documenti esclusivi, lettere, mappe, appunti rituali e due scene inedite:
Una lettera che anticipa il secondo volume
Un fascicolo misterioso consegnato a Monroe dopo la fine de Il Vangelo delle Ombre
Nessuno spoiler, ma ogni pagina aggiunta è un tassello in più nel puzzle. Chi possiederà questa edizione avrà accesso a dettagli che non saranno pubblicati altrove.
Le Ombre di Whitechapel continua il suo viaggio tra i lettori e gli appassionati di narrativa gotica. Il sito RecensioneLibro.it ha pubblicato una nuova analisi del romanzo, definendolo un’opera in grado di “conquistare chi ama l’intreccio di storia, mistero e ombre.”
Nel pezzo si sottolinea lo stile avvolgente e l’ambientazione inquietante, con un apprezzamento particolare per l’equilibrio tra realtà storica e tensione narrativa. Un passaggio della recensione recita:
Claudio Bertolotti mostra di conoscere a fondo le atmosfere della Londra vittoriana, ricreando uno scenario dove la paura è costante e i protagonisti sono chiamati a confrontarsi con un Male che non ha tempo.”
A breve sarà online anche l’intervista ufficiale all’autore: un’occasione per scoprire retroscena, ispirazioni e ciò che ha dato origine all’Archivio Blackwood.
Tra le carte recuperate da Blackwood dopo gli eventi di Kensington, c’era un fascicolo annerito dal tempo, privo di copertina. Nessun titolo, nessuna firma, ma al suo interno: frammenti di riti, simboli oscuri e un nome cancellato a mano, forse da Whitmore stesso. Il contenuto è stato classificato come “nondivulgabile”, ma alcuni passaggi sembrano descrivere un tentativo fallito di evocazione avvenuto nel 1871, forse in Scozia. Perché quel fascicolo era nascosto? E cosa legava quei riti al Viaggiatore? Domande senza risposta, che gettano nuova luce sull’Archivio.
In Le Ombre di Whitechapel, l’ispettore Edgar Blackwood è un uomo saldo, metodico, fedele al raziocinio. Di fronte a eventi fuori dall’ordinario, si affida all’analisi, al dedurre, al non credere fino a prova contraria. Anche davanti all’orrore, Blackwood resta un agente della legge. Ferito, sì. Ma sempre lucido.
Poi arriva Il Vangelo delle Ombre.
E qualcosa cambia.
Il peso dell’invisibile
Nel secondo romanzo, Blackwood comincia a confrontarsi non più solo con un colpevole, ma con qualcosa che non ha volto, né logica. Un’entità che agisce nell’ombra, tra i simboli e i sogni. Il Male non è più visibile. È insinuato nei gesti, nei sussurri, nei dubbi.
Ed è lì che Blackwood si incrina.
Non perde lucidità, ma qualcosa dentro di lui si spezza: la fiducia nel fatto che la ragione possa bastare.
L’uomo che inizia a dubitare
In Il Vangelo delle Ombre, vediamo un Blackwood che si ferma. Che ascolta. Che guarda il silenzio con occhi nuovi. È più cupo, certo, ma anche più umano. Comincia a farsi domande che non osava porsi:
E se l’indicibile esistesse? E se la giustizia non fosse sufficiente?”
Questo lo rende più vulnerabile, ma anche più forte. Perché continua a lottare, anche senza avere più certezze.
Un’evoluzione necessaria
Il cambiamento di Blackwood è la spina dorsale della saga. È il viaggio dell’uomo che attraversa le tenebre non solo per risolvere un caso, ma per scoprire cosa resta di se stesso quando il buio gli parla.
Ed è per questo che, libro dopo libro, Blackwood non è più solo un ispettore. Diventa il testimone di ciò che non si può spiegare.
Un’edizione speciale per chi vuole entrare davvero nelle ombre
C’è un confine tra ciò che si legge e ciò che si vive. L’Archivio Blackwood – Capitolo I: Le Origini nasce proprio lì, in quella zona grigia dove la narrazione si fonde con l’esperienza, e la carta non contiene solo inchiostro, ma presagi.
Questa edizione speciale raccoglie i primi due romanzi della saga: Le Ombre di Whitechapel e Il Vangelo delle Ombre, restaurati graficamente per la stampa a colori, arricchiti da immagini d’archivio, mappe, documenti segreti e contenuti inediti che non troverai altrove.
Perché “Le Origini”?
Perché è da qui che tutto comincia. Da un’epoca in cui l’ispettore Edgar Blackwood crede ancora che il male abbia un volto, e che ogni indizio porti sempre a un colpevole. Ma le ombre di Londra non si lasciano interrogare. E ciò che emerge dall’Archivio non è sempre ciò che il mondo è pronto ad accettare.
Disponibilità
L’edizione speciale sarà disponibile verso fine maggio in esclusiva su Amazon, in formato rilegato a colori. Un volume da leggere, da esplorare e — perché no — da custodire.
La pubblicazione de Il Vangelo delle Ombre ha segnato un nuovo passo nell’evoluzione dell’Archivio Blackwood. E oggi, grazie alla collaborazione con @thewriters_heaven, il viaggio non si ferma.
Sulle loro pagine social, The Writers’ Heaven continua a dare voce all’atmosfera cupa e profonda del romanzo, trasformandone i temi e i simboli in contenuti visivi capaci di catturare l’attenzione. Non semplici promozioni, ma vere suggestioni narrative: immagini oscure, frasi selezionate con cura, e dettagli grafici che riflettono il cuore del racconto.
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Non solo visibilità: connessione
In un mondo affollato di titoli, non è facile far emergere un romanzo. Ma quando la promozione incontra la passione autentica per la lettura e l’estetica gotica, qualcosa cambia. Ogni immagine pubblicata da @thewriters_heaven sembra parte del librostesso — come se Il Vangelo delle Ombre stesse espandendo le sue pagine anche fuori dal volume.
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Grazie a chi crede nel progetto
Il mio ringraziamento va a chi continua a leggere, condividere, e consigliare. Ma soprattutto a chi, come @thewriters_heaven, sa che la narrativa vive anche nel modo in cui viene raccontata… e mostrata.
Quando ho iniziato a scrivere le indagini dell’ispettore Edgar Blackwood, sapevo di voler costruire un mondo che affondasse le radici nell’Ottocento più oscuro, tra nebbia, superstizione e razionalità in crisi. Ma soprattutto, sapevo di voler rendere omaggio a quelle opere e atmosfere che hanno segnato il mio immaginario.
Arthur Conan Doyle e il metodo
Il primo inevitabile riferimento è Sir Arthur Conan Doyle. Non solo per il suo Sherlock Holmes, genio della deduzione, ma per l’intera Londra che ci ha restituito: sporca, stratificata, piena di segreti e percorsa da forze tanto umane quanto inafferrabili. Blackwood non è Holmes, ma ne condivide l’ossessione per i dettagli, la razionalità forzata anche quando la realtà si fa disturbante. E proprio come Watson accompagna Holmes, nel mio primo volume troviamo Declan O’Connor, un compagno diverso, più irlandese che inglese, ma altrettanto essenziale.
Bram Stoker e l’orrore antico
Se Doyle rappresenta la mente, BramStoker è il cuore nero. Dracula è molto più di un romanzo dell’orrore: è un’opera che parla di controllo, paura dell’ignoto, e sopravvivenza dell’antico dentro il moderno. In Le Ombre di Whitechapel, Dracula non è solo un nemico: è una presenza che mette in discussione la stessa idea di giustizia. Il confine tra male e mito, tra orrore e fascino, è una linea sottile su cui ho camminato con rispetto e inquietudine.
Penny Dreadful e la contaminazione
Negli ultimi anni, la serie Penny Dreadful mi ha mostrato come si possa fondere in modo elegante e potente i grandi archetipi del gotico. Ho amato la sua capacità di mescolare Frankenstein, Dorian Gray, vampiri e streghe in un mondo coerente, visivamente potente e narrativamente profondo. Nei miei racconti, non ci sono “crossover” classici, ma c’è la stessa volontà di far coesistere investigazione, spiritualità e sovrannaturale, in un equilibrio instabile e pericoloso.
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Scrivere i racconti dell’Archivio Blackwood è stato come varcare una soglia: dalla Londra storica alla Londra nascosta, dai crimini tangibili ai segni che nessun tribunale riconoscerebbe. E se oggi esistono Le Ombre di Whitechapel e Il Vangelo delle Ombre, è anche grazie a quelle letture, a quei simboli, a quei mostri — reali o meno — che non mi hanno mai abbandonato.