Appunto dal taccuino di Edgar Blackwood

(Londra, una notte di pioggia)

La pioggia cadeva con quella regolarità che Londra conosce bene. Non un temporale violento, non una tempesta, ma quella pioggia sottile che sembra più un pensiero insistente che un fenomeno atmosferico.

Le strade riflettevano la luce dei lampioni a gas come specchi sporchi. Ogni passo faceva risuonare l’acqua tra le pietre del selciato, e il rumore dei miei stivali sembrava troppo forte per quell’ora.

Avevo imparato a riconoscere quando una città è inquieta.

Non è qualcosa che si vede.

È qualcosa che si percepisce.

Londra quella notte non dormiva davvero. Respirava piano, come una creatura gigantesca che trattiene il fiato.

Camminavo lungo una strada che avevo attraversato decine di volte. Case identiche, finestre scure, porte chiuse. Niente di straordinario.

Eppure mi fermai.

Non per un rumore.

Non per una voce.

Per un dettaglio.

Un segno.


Il simbolo

Era inciso sulla pietra di un vecchio edificio. Non grande. Non appariscente. Un passante avrebbe potuto ignorarlo senza difficoltà.

Una linea.
Un angolo.
Un’altra linea.

Un simbolo semplice, quasi infantile.

Eppure, mentre lo osservavo, ebbi la certezza che non fosse lì per caso.

I simboli sono diversi dalle parole.

Le parole vogliono essere comprese.
I simboli vogliono essere riconosciuti.

Qualcuno lo aveva lasciato lì.

E qualcuno, prima o poi, sarebbe passato a cercarlo.


Londra osserva

Guardai la strada.

Nessuno.

Una finestra illuminata in fondo al vicolo.
Una tenda che si muoveva appena.
Il vento che trascinava la pioggia contro i muri.

Londra è una città che nasconde bene i suoi segreti.

Li distribuisce tra i vicoli, gli archivi, le chiese dimenticate e le stanze dove nessuno entra più.

Ma a volte, raramente, qualcosa emerge.

Un simbolo.
Una parola.
Un dettaglio fuori posto.

E quando accade, l’indagine non riguarda più solo un crimine.

Riguarda una struttura.


Il momento in cui capisci

Restai qualche minuto davanti a quel segno.

Abbastanza per capire una cosa.

Quel simbolo non era un avvertimento.

Non era una minaccia.

Era un passaggio.

Un messaggio lasciato per chi sapeva dove guardare.

Qualcuno aveva iniziato qualcosa.

E se avevo imparato una cosa negli anni trascorsi a inseguire ombre nelle strade di Londra, era questa:

Quando un simbolo compare prima del crimine, significa che la storia è già iniziata.

Molto prima che qualcuno se ne accorga.

Chiusi il taccuino.

La pioggia continuava a cadere.

E Londra, come sempre, sembrava sapere più di quanto fosse disposta a dire.


L’indagine comincia nell’ombra

Questa atmosfera è quella che attraversa Il Portatore dell’Ombra, il nuovo romanzo in uscita il 26 marzo.

Una storia di simboli, indagini e verità che emergono lentamente dalle pieghe di una Londra vittoriana carica di segreti.

Il libro è già preordinabile:

https://bookabook.it/libro/il-vangelo-delle-ombre/

Perché alcune storie non iniziano con un delitto.

Iniziano con un segno lasciato nel posto giusto.


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