Quando nasce il mito mediatico
Il serial killer, come figura pubblica, non è sempre esistito.
I criminali seriali sono esistiti prima.
Ma il mito del serial killer nasce tra gli anni ’70 e ’90.
È in quel periodo che il fenomeno smette di essere cronaca e diventa cultura.
Prima del mito
Prima degli anni ’70, i casi di omicidi multipli venivano raccontati come:
mostruosità isolate
deviazioni individuali
eventi scandalosi
Non esisteva ancora la categoria narrativa del “serial killer”.
Non c’era un’etichetta unificante.
Non c’era un’immagine iconica.
Era cronaca nera.
Gli anni ’70: la nascita della categoria
Negli Stati Uniti, l’FBI inizia a studiare sistematicamente gli omicidi seriali.
Nasce il profiling.
Nasce la classificazione.
Nasce il linguaggio tecnico.
Ma parallelamente nasce qualcosa di più potente:
l’interesse mediatico.
I casi iniziano a ricevere copertura continuativa.
Il pubblico segue.
I giornali serializzano la paura.
Il serial killer diventa riconoscibile come figura.
Gli anni ’80: il volto del mostro
Con l’espansione della televisione e dei grandi processi mediatici, il criminale seriale acquisisce un volto pubblico.
Interviste.
Tribunali ripresi.
Analisi psicologiche trasmesse.
Il killer non è più solo un nome in un articolo.
Diventa personaggio.
Ed è qui che nasce il mito.
Gli anni ’90: la consacrazione culturale
Cinema e letteratura consolidano l’archetipo.
Il serial killer diventa:
intelligente
manipolatore
calcolatore
quasi affascinante
Il pubblico non consuma solo la cronaca.
Consuma la costruzione narrativa.
Nasce l’idea del genio deviato.
Dell’antagonista brillante.
Del mostro sofisticato.
La realtà si fonde con la fiction.
Il passaggio decisivo
Negli anni ’70–’90 accade qualcosa di cruciale:
il serial killer smette di essere solo un criminale
e diventa un simbolo culturale.
Simbolo di:
paura urbana
fallimento istituzionale
angoscia collettiva
attrazione per il proibito
Il mito mediatico amplifica il fenomeno.
E ciò che viene amplificato diventa modello narrativo.
Il rischio della mitizzazione
Quando una figura criminale diventa archetipo:
la complessità si riduce
la sofferenza reale si sfuma
il contesto scompare
Rimane il personaggio.
E il personaggio è più semplice da consumare.
Ma meno utile da comprendere.
Oggi
Oggi viviamo l’eredità di quegli anni.
Serie TV.
Podcast.
Docu-serie.
Biopic.
Il serial killer è ormai genere.
Ma ricordare come è nato il mito è fondamentale.
Perché non è inevitabile.
È costruito.
La differenza tra studio e spettacolo
Studiare un caso significa:
analizzare contesto
dinamiche familiari
ambiente sociale
processo psicologico
Spettacolarizzare significa:
concentrare l’attenzione sul volto
sull’eccezionalità
sull’anomalia
Il mito nasce quando la seconda opzione supera la prima.
Un’analisi oltre il mito
Il caso di Ed Gein è uno degli esempi più emblematici di questa trasformazione: da figura isolata a matrice culturale di personaggi iconici.
Nel mio saggio ho scelto un approccio diverso: non il mito, ma la struttura.
Ed Gein – L’orrore della mente umana
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Il serial killer non è un’icona.
È il prodotto di un contesto che ha imparato a raccontarlo.
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Il mito mediatico non nasce dal crimine.
Nasce dal modo in cui scegliamo di raccontarlo.
