Il finale che non chiude niente (e fa bene così)

C’è un’idea molto diffusa, e molto rassicurante, secondo cui una storia “ben scritta” debba chiudere tutto.
Nodi sciolti. Domande risposte. Destini allineati.
Il lettore deve poter chiudere il libro con la sensazione che nulla sia rimasto fuori posto.

È un’idea falsa.
E soprattutto è un’idea che nasce dalla paura.

Il residuo

Alcune storie funzionano solo se lasciano un residuo.
Un resto.
Qualcosa che non torna del tutto, che non trova una collocazione comoda.

Non è un errore di costruzione.
È una scelta.

Il residuo narrativo è ciò che impedisce alla storia di esaurirsi nel momento in cui finisce.
È quello spazio mentale che il lettore continua ad abitare anche dopo l’ultima pagina.

Se tutto viene chiuso, spiegato, ordinato, la storia smette di respirare.
Diventa un oggetto concluso, archiviabile.
E quindi dimenticabile.

Il falso bisogno di risposte

Quando un lettore dice:

“Il finale non spiega tutto”

raramente sta parlando di un problema strutturale.
Sta parlando di disagio.

Il lettore sa che non tutte le risposte sono necessarie.
Ma non sempre accetta di provarlo.

Perché una storia che non chiude tutto costringe a una cosa scomoda:
continuare a pensare.

Il residuo non è confusione.
È continuità.

Perché il gotico lo fa meglio di ogni altro genere

Il gotico – quello vero, non decorativo – non mira alla risoluzione.
Mira alla frattura.

Non chiede: “Cosa è successo davvero?”
Chiede: “Cosa è rimasto dopo?”

Nel gotico il finale non serve a rimettere ordine.
Serve a dimostrare che l’ordine era fragile fin dall’inizio.

Un buon finale gotico non chiude una porta.
La lascia socchiusa, abbastanza da far passare aria… o qualcos’altro.

Il lettore protesta, ma resta

C’è una contraddizione interessante:
i lettori protestano contro i finali aperti, ambigui, incompleti…
ma sono proprio quelli che ricordano di più.

Il lettore può dire:

  • “Non mi ha convinto”
  • “Avrei voluto capire meglio”
  • “Manca qualcosa”

Ma se quella mancanza continua a lavorargli dentro, il finale ha fatto il suo dovere.

Un finale che chiude tutto consola.
Un finale che lascia un residuo trasforma.

Quando il finale chiude troppo

Chiudere troppo significa proteggere il lettore.
E spesso significa proteggere l’autore.

Spiegare tutto è una forma di controllo.
Lasciare qualcosa irrisolto è un atto di fiducia.

Fiducia nel fatto che il lettore saprà convivere con l’incompleto.
Fiducia nel fatto che la storia non ha bisogno di essere giustificata fino all’ultimo dettaglio.

In conclusione

Un buon finale non risponde a tutte le domande.
Risponde solo a quelle che era giusto rispondere.

Il resto deve restare lì.
Come una stanza chiusa a chiave.
Come un pensiero che torna, senza essere invitato.

Il lettore lo sa.
Anche quando finge di non volerlo.


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