Tecniche narrative pulite, quasi chirurgiche
Perché la vera inquietudine non ha bisogno di sangue
C’è un equivoco diffuso, soprattutto nella narrativa contemporanea:
che disturbare significhi mostrare.
Che l’orrore debba essere visibile, esplicito, insistito.
È falso.
La vera inquietudine nasce quando il lettore capisce qualcosa che il testo non dichiara mai.
Quando intuisce, senza prove.
Quando si rende conto che nessuna spiegazione arriverà a salvarlo.
Scrivere per disturbare senza mostrare nulla non è una scelta estetica.
È una scelta etica e tecnica.
È scrivere come un chirurgo, non come un macellaio.
Il disturbo non è ciò che accade
È ciò che resta dopo
La violenza esplicita produce una reazione immediata: disgusto, shock, repulsione.
Ma è una reazione breve.
Si consuma in fretta.
Il disturbo autentico è quello che continua a lavorare quando la scena è finita.
Quando il lettore chiude la pagina e sente che qualcosa non è tornato al suo posto.
Questo tipo di inquietudine non nasce dall’evento, ma dalla consapevolezza.
Dal momento in cui il lettore comprende che:
- una soglia è stata superata
- una decisione è stata presa
- un confine morale è stato spostato, senza dichiararlo
Il sangue è un effetto.
Il disturbo è una conseguenza.
La sottrazione come tecnica narrativa
Mostrare tutto è una forma di debolezza narrativa.
Sottrarre richiede controllo.
La scrittura che disturba davvero lavora per assenza:
- ciò che non viene descritto
- ciò che viene solo accennato
- ciò che viene lasciato fuori campo
Il lettore è costretto a colmare il vuoto.
E nel farlo, usa la propria immaginazione, che è sempre più crudele di qualsiasi autore.
Il gotico lo sa da due secoli:
non serve dire cosa c’è nella stanza, basta dire che qualcuno ha chiuso la porta dall’esterno.
Il dettaglio sbagliato
Una delle tecniche più potenti è il dettaglio fuori posto.
Non un dettaglio violento.
Un dettaglio incoerente.
Qualcosa che non dovrebbe essere lì.
O che dovrebbe esserci, ma manca.
Una tazza pulita in una casa abbandonata.
Un gesto gentile nel momento sbagliato.
Una frase normale detta con il tono sbagliato.
Il lettore non sa spiegare perché si sente a disagio.
E proprio per questo il disagio funziona.
La calma è più inquietante del caos
Il caos è rumoroso.
La calma è sospetta.
Le scene più disturbanti sono spesso statiche, ordinate, quasi banali.
Nessuna urgenza.
Nessuna fuga.
Nessun grido.
Solo la sensazione che qualcosa dovrebbe succedere… e non succede.
Questa sospensione genera una tensione che non trova sfogo.
E il lettore resta intrappolato lì dentro.
Il sangue chiude una scena.
La calma la lascia aperta.
Non spiegare significa rispettare il lettore
Spiegare è una forma di controllo.
È dire al lettore cosa deve pensare, cosa deve provare, come deve interpretare.
Il gotico autentico fa l’opposto:
si fida dell’intelligenza emotiva di chi legge.
Non chiarisce.
Non assolve.
Non giustifica.
Lascia il lettore solo con ciò che ha capito.
E con ciò che teme di aver capito.
Perché la vera inquietudine non ha bisogno di sangue
Il sangue è visibile.
L’inquietudine no.
Il sangue può essere evitato.
L’inquietudine si insinua.
Mostrare tutto rassicura: significa che il pericolo è stato identificato.
Non mostrare nulla significa che il pericolo potrebbe essere ovunque.
Scrivere per disturbare senza mostrare nulla non è scrivere meno.
È scrivere meglio.
Con precisione.
Con misura.
Con la consapevolezza che il lettore non va colpito:
va lasciato inermi davanti a ciò che non può nominare.
Ed è lì, esattamente lì, che una storia diventa davvero pericolosa.
🌐 Sito ufficiale: www.claudiobertolotti83.net
📸 Instagram: @autoreclaudiobertolotti – @archivio_blackwood
📘 Facebook personale: https://www.facebook.com/share/1Czr6gVnaf/
📬 Substack: https://claudiobertolotti.substack.com
📢 Telegram: https://t.me/archivioblackwood
🎵 TikTok: https://www.tiktok.com/@claudio.bertolott8
📺 YouTube: https://youtube.com/@claudiobertolottiauotre?si=WzE25SAC8fm2zBvM
