Perché i ragazzi amano le domande più delle risposte
C’è un errore che gli adulti fanno spesso quando pensano ai libri per ragazzi: credere che debbano spiegare tutto.
Che ogni evento vada chiarito, ogni paura addomesticata, ogni finale reso rassicurante.
La verità è un’altra.
I ragazzi non si innamorano delle risposte.
Si innamorano delle domande.
Il primo aggancio non è la storia. È l’enigma.
Quando un ragazzo apre un libro e qualcosa “non torna” — una stanza che non dovrebbe esserci, una porta che compare solo di notte, un dettaglio che nessun adulto nota — accade una cosa precisa:
la lettura smette di essere un compito e diventa un’indagine.
Il mistero crea uno spazio mentale in cui il lettore non è più passivo.
Non riceve informazioni: le cerca.
Ed è lì che nasce il legame con la storia.
I ragazzi non vogliono essere guidati. Vogliono essere coinvolti.
Un bambino o un preadolescente accetta volentieri di non capire subito tutto, a patto che senta che qualcosa lo riguarda.
Il mistero funziona perché non impone una verità, ma propone un dubbio.
E il dubbio è una forma di rispetto.
Significa dire al lettore:
“Puoi arrivarci anche tu. Non ti prenderò per mano.”
La paura sottile è più potente di quella urlata
Nei racconti che restano, la paura non arriva da ciò che si vede, ma da ciò che non viene spiegato fino in fondo.
Un silenzio.
Un oggetto fuori posto.
Un adulto che non capisce o non ascolta.
Per i ragazzi, questo tipo di inquietudine è familiare.
È la stessa che provano quando sentono che qualcosa non va, ma non hanno ancora le parole per dirlo.
Il mistero diventa allora uno specchio, non una minaccia.
Leggere per capire, non per essere rassicurati
Molti giovani lettori smettono di leggere perché i libri cercano solo di tranquillizzarli.
Ma crescere non è tranquillizzante.
È fatto di domande, di sensazioni incomplete, di zone d’ombra.
Un buon racconto non elimina queste zone.
Le rende abitabili.
Il mistero è un invito, non un trucco
Quando una storia lascia spazio all’interpretazione, il lettore torna.
Rilegge.
Parla del libro.
Si chiede “e se…?”
Ed è così che nasce un lettore vero.
Non perché ha trovato tutte le risposte.
Ma perché ha scoperto che leggere è il modo migliore per farsi domande migliori.
Se il primo passo verso la lettura è la curiosità,
allora il mistero non è un genere.
È una porta.
E i ragazzi, quando una porta è socchiusa,
sono sempre i primi a volerla aprire.
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