Un luogo dimenticato, un confine sottile tra sacro e profano
C’è un edificio in rovina, nascosto tra le strade meno battute della vecchia Limehouse, che pochi osano nominare e ancor meno riescono a localizzare con precisione. È la canonica di St. Bartholomew, un tempo luogo di preghiera e di conforto, oggi reliquia abbandonata di un passato oscuro.
Chi la conosce sa che non fu mai solo una canonica.
Secondo l’Archivio Blackwood, fu proprio lì che padre Marcus Quinn tornò a indossare l’abito da esorcista. Era il dicembre del 1888. Londra affogava nella nebbia, i giornali parlavano ancora di Whitechapel e di un certo “dottore dell’anima” che aveva giurato di opporsi all’ombra che avanzava.
Ma la storia di St. Bartholomew è ben più antica.
Un pozzo murato nel seminterrato
Fonti risalenti al 1791 parlano di un pozzo sotterraneo, sigillato con catene e croci in ferro, proprio sotto la cappella laterale. Alcuni lo consideravano un semplice drenaggio di epoca romana. Ma altri… parlavano di un luogo di confinamento, di “acque sacrileghe” che non dovevano essere toccate.
Nel 1836, il reverendo T. S. Claymore fu trovato morto proprio in quella cantina, privo degli occhi e con le mani strette in preghiera. Sul muro, un’unica frase scritta in latino con il proprio sangue: “Non sono solo.”
Distrutta, ma non dimenticata
Nel 1890 la canonica fu ufficialmente chiusa e murata. Ma chi ha accesso ai fascicoli segreti dell’Archivio sa che la struttura fu solo nascosta, mai distrutta. Nascosta perché, secondo padre Quinn, “alcune soglie non possono essere sigillate con la pietra”.
Oggi, chi cerca la canonica non trova nulla. Solo un muro coperto d’edera, e un vecchio crocifisso in ferro inchiodato su un legno marcito.
Ma chi ha occhi per vedere — e un cuore abbastanza forte — dice di udire ancora i sussurri del pozzo, quando la nebbia cala e le campane non suonano più.
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