Dentro le pagine che non dovevano essere lette
C’è una Londra che si legge sui giornali.
E ce n’è un’altra, molto più pericolosa, che si trova solo nei taccuini di Edgar Blackwood.
Appunti tracciati a matita, macchie di cera, bordi strappati, simboli copiati da pareti scomparse.
I suoi taccuini non sono diari, e non sono rapporti.
Sono luoghi in cui logica e superstizione si incontrano senza giudicarsi.
Scrivere è un atto rituale
Blackwood non prende appunti per ricordare.
Scrive per capire.
Ogni parola che segna sulle sue pagine serve a dare forma a qualcosa che non riesce ancora a nominare.
Ha taccuini per tutto:
uno per gli eventi inspiegabili
uno per i testimoni disturbati
uno interamente dedicato a simboli e segni incontrati nei casi
Ogni volume è numerato. Ma spesso anche rimaneggiato, bruciato, ricucito.
Come se il contenuto stesso volesse cambiare forma nel tempo.
La scienza non basta
Nelle sue prime indagini, Edgar annotava solo i fatti.
Ma con l’avanzare dei casi, qualcosa è cambiato.
Ha cominciato ad affiancare agli orari e alle testimonianze:
presagi
sogni
intuizioni improvvise
Nel taccuino del caso Fairweather, ad esempio, accanto a un verbale medico, troviamo un appunto strano:
L’odore di incenso non è descritto da nessuno, ma persiste nel mio cappotto. Nessuno l’ha sentito tranne me.”
Annotazioni non autorizzate
Alcuni taccuini non sarebbero mai dovuti esistere.
Contengono nomi di sacerdoti, dettagli di cerimonie interdette, appunti presi durante rituali che nessuna autorità avrebbe riconosciuto come “indagine”.
In uno, Edgar scrive:
Le forze che agiscono qui non cercano giustizia. Cercano ascolto. E lo trovano nei silenzi degli innocenti.”
Taccuino finale: La Mano Nascosta
L’ultimo volume (mai ufficialmente protocollato) è un taccuino nero senza etichetta.
Nella prima pagina, solo tre parole:
“La Mano Nascosta.”
Contiene simboli, disegni, citazioni da testi proibiti e brevi messaggi in latino.
Si dice che Blackwood lo portasse con sé anche quando dormiva.
Nessuno sa cosa contenga davvero.
Ma da quel momento in poi, l’ispettore non fu mai più lo stesso.
Conclusione
I taccuini dell’Archivio Blackwood non sono solo strumenti investigativi.
Sono reliquie di una mente che ha camminato sull’orlo del reale, raccogliendo tracce di un male che sfugge alle regole.
E chi li sfoglia… difficilmente torna indietro.
