Quando Londra tratteneva il respiro – L’epoca dello Squartatore

Non era solo paura. Era il sospetto che il Male potesse abitare accanto a te… senza volto, senza nome, senza rimorso.”

Londra, autunno 1888.
Nel quartiere miserabile di Whitechapel, il terrore aveva un nome che la stampa rese immortale: Jack lo Squartatore.
In meno di tre mesi, cinque donne vennero uccise con una ferocia inusitata. Le gole tagliate, gli organi rimossi con precisione chirurgica, i corpi abbandonati nelle strade silenziose della città.

Ma il vero orrore non fu solo nei delitti.
Fu nel clima che Jack lasciò dietro di sé.

La gente aveva paura di uscire dopo il tramonto.
Le strade deserte, le ombre più lunghe del solito, ogni passo alle spalle diventava un presagio.
I giornali alimentavano l’ansia giorno dopo giorno: pubblicavano lettere firmate “From Hell”, dettagli macabri, illazioni.
La popolazione, già stremata dalla povertà, dalla disoccupazione e dalla fame, viveva nell’ansia costante che il mostro colpisse di nuovo.

Ma Jack non fu mai preso.
E questo divenne parte della sua leggenda.

In Le Ombre di Whitechapel, questa atmosfera è palpabile.
Non si racconta Jack lo Squartatore direttamente, ma si respira il mondo che lui ha lasciato dietro di sé: una Londra dove la fiducia è morta, dove l’oscurità ha vinto, e dove gli uomini iniziano a sospettare che forse il Male… non è umano.

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